S.Pellegrino Young Chef Academy Competition 2026-27 svela la sua Giuria Globale: sette grandi protagonisti della gastronomia internazionale saranno chiamati a individuare a Milano i giovani chef destinati a lasciare il segno nella cucina di domani.
La grande cucina guarda al futuro e lo fa puntando sui suoi talenti più giovani. La S.Pellegrino Young Chef Academy Competition 2026-27 ha annunciato i sette componenti della Giuria Globale che accompagnerà i protagonisti della competizione fino alla Gran Finale di Milano.
Non si tratta soltanto di una squadra di giudici stellati. Alle loro spalle ci sono esperienze, culture gastronomiche e visioni profondamente diverse, accomunate dalla volontà di individuare una nuova generazione di chef capaci di andare oltre la tecnica e trasformare il cibo in espressione culturale, responsabilità e innovazione.
La competizione è infatti dedicata agli chef under 30 e mette al centro tre criteri fondamentali: padronanza tecnica, creatività autentica e una forte visione personale.
S.Pellegrino Young Chef Academy: sette grandi nomi per il futuro della gastronomia
La Giuria Globale riunisce chef provenienti da Italia, Cile, Stati Uniti, Thailandia, Slovenia e Francia. Percorsi differenti che raccontano una gastronomia sempre più internazionale, nella quale identità territoriale, ricerca, sostenibilità e capacità imprenditoriale convivono con l’alta cucina.
Ecco i sette protagonisti chiamati a valutare i migliori giovani talenti della competizione.
Enrico “Chicco” Cerea: la tecnica italiana al servizio dell’eccellenza
Dalla cucina italiana arriva Enrico “Chicco” Cerea, anima di Da Vittorio a Brusaporto, ristorante che ha conquistato tre stelle Michelin.
Cerea rappresenta una delle espressioni più autorevoli dell’alta ristorazione italiana e porta nella competizione una visione fondata su rigore, precisione e rispetto assoluto per la materia prima.
La sua attenzione non riguarda però soltanto il piatto: per Cerea una grande cucina nasce dal lavoro collettivo, dalla disciplina e dalla capacità di creare un’esperienza capace di emozionare l’ospite.
Rodolfo Guzmán: la biodiversità cilena diventa alta cucina
Il secondo nome è quello di Rodolfo Guzmán, chef del ristorante Boragó di Santiago del Cile.
La sua cucina parte dall’esplorazione del territorio cileno e dalla valorizzazione di ingredienti autoctoni, piante, prodotti e conoscenze gastronomiche ancestrali. Un approccio che ha contribuito a fare di Boragó un punto di riferimento internazionale per la sostenibilità.
Guzmán porta nella Giuria Globale una domanda fondamentale: come possono i giovani chef riscoprire il proprio territorio e trasformare ingredienti spesso dimenticati in nuove possibilità gastronomiche?
La risposta passa dalla ricerca, dall’economia circolare e da un rapporto più consapevole con la natura.
Junghyun “JP” Park: scienza, ricerca e cucina coreana
Dagli Stati Uniti arriva Junghyun “JP” Park, chef di Atomix a New York.
Nato a Seoul, Park ha contribuito a portare la cucina coreana al centro della scena gastronomica internazionale. Atomix, il suo ristorante di punta, vanta due stelle Michelin ed è presente ai vertici della classifica The World’s 50 Best Restaurants.
La sua formazione nel campo delle scienze alimentari si riflette in una cucina costruita attraverso ricerca, analisi e sperimentazione.
Per la competizione cercherà giovani chef dotati di curiosità e capacità di approfondire, ma soprattutto in grado di prendere una tradizione e trasformarla in un linguaggio contemporaneo comprensibile a un pubblico internazionale.
Chef Pichaya “Pam” Soontornyanakij: tradizione e leadership al femminile
Tra le protagoniste della Giuria Globale c’è Pichaya “Pam” Soontornyanakij, chef di Potong a Bangkok.
Il suo percorso è costellato di importanti riconoscimenti: nel 2025 è stata nominata The World’s Best Female Chef, mentre nel 2024 aveva ricevuto il titolo di Asia’s Best Female Chef.
Nel suo ristorante, ospitato in un edificio storico legato da oltre un secolo alla storia della sua famiglia, Soontornyanakij propone una cucina thai-cinese contemporanea.
La sua attenzione si concentra sulla capacità dei giovani chef di utilizzare la cucina come strumento per mantenere vivo il patrimonio culturale, combinando tecnica, identità e capacità di leadership.
Jessica Rosval: la cucina come strumento di inclusione
Dalla scena italiana arriva anche Jessica Rosval, chef di Al Gatto Verde a Modena.
Originaria del Canada, Rosval ha lavorato per più di dieci anni al fianco di Massimo Bottura e ha contribuito al percorso che ha portato Al Gatto Verde alla conquista della stella Michelin.
Il suo impegno va però ben oltre la cucina. Nel 2024 è stata riconosciuta come Champion of Change da The World’s 50 Best Restaurants per il lavoro svolto con Roots, progetto di ristorazione sociale nato dall’Associazione per l’integrazione delle donne, di cui è co-fondatrice.
Nella sua visione, lo chef contemporaneo deve essere anche custode della cultura e promotore di cambiamento. Un approccio che porterà nella valutazione dei giovani talenti una particolare attenzione a inclusione, comunità e capacità del cibo di creare connessioni.
Ana Roš: il territorio come ingrediente
Ana Roš, chef di Hiša Franko a Kobarid, rappresenta la Slovenia e una gastronomia profondamente legata al territorio.
Autodidatta e tra le poche chef al mondo alla guida di un ristorante insignito di tre stelle Michelin, Roš ha costruito la propria identità culinaria partendo dalla valorizzazione del patrimonio gastronomico regionale.
Il suo sguardo sui concorrenti sarà rivolto soprattutto alla capacità di trasformare il territorio in una fonte di creatività, senza perdere il legame con le proprie radici.
Per i giovani chef, secondo Roš, il futuro passa dalla capacità di conoscere il proprio terroir e, allo stesso tempo, avere il coraggio di mettere in discussione le convenzioni.
Martino Ruggieri: la sfida della precisione sotto pressione
Completa la Giuria Globale Martino Ruggieri, chef e patron de La Maison Ruggieri al Palais-Royal di Parigi.
Con un importante percorso nella ristorazione francese, culminato nell’esperienza come Executive Chef del Pavillon Ledoyen, Ruggieri porta nella competizione una solida preparazione tecnica e una lunga esperienza nel mondo delle competizioni gastronomiche. Nel 2017 ha inoltre conquistato il titolo di vincitore del Bocuse d’Or Italia.
Il suo compito sarà osservare come i giovani finalisti affrontano la pressione della gara e trasformano tecnica e disciplina in un’espressione culinaria personale.
S.Pellegrino Young Chef Academy Competition: come funziona la sfida
La selezione dei talenti non si ferma alla scelta della Giuria Globale.
I migliori giovani chef internazionali, individuati con il supporto di ALMA – La Scuola Internazionale di Arti Culinarie Italiane, sono chiamati ad affrontare una serie di 15 Finali Regionali.
È in questa fase che i concorrenti dovranno dimostrare di possedere non soltanto competenze tecniche, ma anche creatività, carattere e una precisa identità gastronomica.
I vincitori regionali accederanno quindi alla Gran Finale di Milano, dove avranno l’opportunità di presentare i propri piatti alla Giuria Globale e confrontarsi con alcuni dei nomi più autorevoli della gastronomia internazionale.
I premi della S.Pellegrino Young Chef Academy Competition
Accanto al premio principale, la competizione assegna anche tre riconoscimenti dedicati ad altrettante dimensioni della cucina contemporanea.
S.Pellegrino Social Responsibility Award
Il premio valorizza il giovane chef capace di dimostrare, attraverso il proprio piatto d’autore, un concreto impegno verso la sostenibilità e la responsabilità sociale.
Fine Dining Lovers Award
Il riconoscimento premia il concorrente che riesce a esprimere con maggiore forza le proprie convinzioni personali attraverso il piatto presentato alla competizione. La selezione è affidata ai Fine Dining Lovers Insiders.
Acqua Panna Connection in Gastronomy Award
Il terzo riconoscimento guarda alla capacità di creare un ponte tra tradizione e contemporaneità, premiando l’approccio culinario che riesce a far dialogare memoria e innovazione.
La Gran Finale di Milano guarda alla cucina di domani
Il percorso della S.Pellegrino Young Chef Academy Competition 2026-27 si presenta quindi come molto più di una gara tra giovani cuochi.
È un osservatorio privilegiato sulla gastronomia che verrà, dove tecnica, ricerca, sostenibilità, cultura e identità personale diventano altrettanti strumenti per immaginare il futuro della ristorazione.
La vera sfida per i finalisti sarà riuscire a raccontare chi sono attraverso un piatto. E davanti a loro ci saranno sette chef pronti non soltanto a giudicarli, ma anche a riconoscere il talento, la determinazione e quella scintilla creativa che può trasformare un giovane cuoco nel protagonista della gastronomia di domani.
La strada verso Milano è appena cominciata.


