Il celebre prosciutto friulano inaugura una categoria dedicata alle lunghe stagionature certificate e introduce formati più piccoli per ristoranti e mercati internazionali. Ecco cosa cambia e perché.

Prosciutto di San Daniele, si apre un nuovo capitolo per una delle eccellenze più conosciute della salumeria italiana. Si chiama Seicento ed è la nuova categoria di prosciutti DOP che punta sulle lunghe stagionature, con almeno 600 giorni di maturazione e una selezione particolarmente rigorosa delle cosce. Una novità che promette di valorizzare ulteriormente il prodotto friulano, rendendo riconoscibile e certificato un percorso di affinamento destinato agli estimatori dei sapori più evoluti.

Ma non è l’unico cambiamento. Il nuovo disciplinare di produzione introduce anche la possibilità di utilizzare cosce di dimensioni più contenute, ampliando le opportunità commerciali soprattutto per la ristorazione professionale e per l’export.

Le nuove disposizioni, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2026, segnano così un’evoluzione importante per il Prosciutto di San Daniele, che sceglie di diversificare la propria offerta senza rinunciare ai principi di qualità e autenticità alla base della Denominazione di Origine Protetta.

Prosciutto di San Daniele Seicento: cosa rende speciale la nuova categoria

Il numero scelto per identificare la nuova tipologia non lascia spazio a dubbi: 600 giorni di stagionatura, equivalenti a circa venti mesi, rappresentano la soglia minima per entrare nella categoria Seicento.

Non basta però lasciare maturare il prosciutto più a lungo. La vera novità riguarda la selezione della materia prima, che deve possedere caratteristiche adeguate a sostenere un affinamento prolungato.

Le cosce fresche destinate a questa produzione devono infatti pesare tra 16 e 18 chilogrammi e presentare uno strato di grasso di almeno 30 millimetri. Parametri che consentono di individuare fin dall’origine i pezzi più adatti a una maturazione lunga e controllata.

Il grasso, in particolare, svolge un ruolo fondamentale nel processo di stagionatura, contribuendo a proteggere la carne durante la progressiva perdita di umidità e a favorire un’evoluzione equilibrata delle sue caratteristiche organolettiche.

La nuova categoria nasce dunque da una precisa scelta produttiva: programmare la lunga stagionatura già dalla selezione delle cosce, anziché considerarla semplicemente un prolungamento del normale periodo di maturazione.

Una doppia certificazione per garantire la stagionatura

Un altro elemento distintivo del Seicento è il sistema di identificazione e controllo.

Le cosce devono essere riconosciute come destinate alla nuova categoria fin dalle prime fasi di lavorazione e trascorrere l’intero periodo di maturazione nei prosciuttifici situati nella zona tipica di San Daniele del Friuli.

Il primo passaggio rimane quello previsto per il riconoscimento della DOP, con l’apposizione del relativo marchio al raggiungimento dei 400 giorni.

Successivamente, una volta superata la soglia dei 600 giorni e ottenuta la verifica dell’Organismo di controllo, il prosciutto potrà ricevere un secondo marchio identificativo, riservato esclusivamente alla categoria Seicento.

A rafforzare la trasparenza nei confronti degli acquirenti interviene anche una nuova regola sull’etichettatura: la durata effettiva della stagionatura dovrà essere indicata in mesi.

Il consumatore potrà così conoscere con precisione il tempo di maturazione del prodotto, senza affidarsi a indicazioni generiche o a semplici richiami commerciali.

Stagionatura lunga: perché è importante partire dalla coscia giusta

Nel mondo dei prosciutti crudi, la durata della stagionatura viene spesso percepita come un indicatore di pregio. In realtà, il rapporto tra tempo e qualità è più complesso.

Una maturazione prolungata richiede infatti un equilibrio tra peso della coscia, copertura adiposa e condizioni di lavorazione. Non tutti i prosciutti sono necessariamente adatti a superare i tempi ordinari senza compromettere il risultato finale.

Con il Seicento, il Consorzio del Prosciutto di San Daniele introduce quindi una distinzione significativa: la lunga stagionatura diventa una caratteristica certificata, sostenuta da requisiti produttivi specifici.

Secondo il Consorzio, si tratta della prima iniziativa di questo tipo nel panorama italiano dei salumi DOP.

Per gli appassionati di gastronomia, la novità offre anche una chiave di lettura più chiara dell’assortimento, distinguendo i prosciutti destinati a una maturazione particolarmente lunga da quelli della produzione tradizionale.

Prosciutto di San Daniele, arrivano anche i formati più piccoli per la ristorazione

Accanto alla valorizzazione delle stagionature prolungate, il nuovo disciplinare interviene su un aspetto molto concreto: le dimensioni delle cosce utilizzabili.

Il peso minimo della materia prima fresca passa infatti da 12,5 a 11,8 chilogrammi, permettendo di ampliare la gamma delle pezzature ammesse alla produzione.

La modifica risponde soprattutto alle necessità degli operatori professionali, che non sempre hanno bisogno di prosciutti interi di grandi dimensioni.

Le cosce con peso fino a 13 chilogrammi potranno dare origine a prodotti commercializzati esclusivamente disossati, in tranci oppure già affettati.

Si tratta di soluzioni particolarmente interessanti per ristoranti, alberghi, gastronomie e attività di catering, dove praticità di utilizzo, gestione delle porzioni e flessibilità degli acquisti sono fattori decisivi.

Anche per i mercati internazionali l’introduzione delle pezzature ridotte può rappresentare un’opportunità, facilitando l’inserimento del San Daniele in canali commerciali che privilegiano confezioni più maneggevoli e quantitativi contenuti.

Dal ristorante all’export: la nuova strategia del Consorzio

unnamed2 Prosciutto di San Daniele Seicento: la novità dei 600 giorni

Le due innovazioni sembrano muoversi in direzioni differenti, ma rispondono a un obiettivo comune: rendere il Prosciutto di San Daniele più competitivo e riconoscibile nei diversi segmenti di mercato.

Da una parte, il Seicento rafforza l’offerta destinata a chi ricerca prodotti caratterizzati da una stagionatura particolarmente lunga e certificata. Dall’altra, le nuove pezzature favoriscono una distribuzione più flessibile, adattandosi alle esigenze del consumo professionale e internazionale.

A spiegare il significato della revisione è Nicola Martelli, presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, che sottolinea come il cambiamento consenta contemporaneamente di ampliare le prospettive commerciali e di introdurre regole specifiche per le lunghe maturazioni.

La nuova disciplina permette inoltre ai produttori una maggiore flessibilità nell’approvvigionamento delle cosce, mantenendo criteri rigorosi di selezione e controllo.

Per Martelli, l’aspetto centrale è proprio la possibilità di collegare in maniera verificabile la durata della stagionatura alle caratteristiche della materia prima, offrendo garanzie aggiuntive sia ai consumatori sia agli operatori del settore.

Cosa non cambia nel Prosciutto di San Daniele DOP

Nonostante le innovazioni, l’identità del San Daniele rimane saldamente legata al territorio friulano e alle regole che ne hanno costruito la reputazione.

La produzione continua a essere concentrata esclusivamente nel Comune di San Daniele del Friuli, mentre la materia prima deve provenire da suini italiani conformi ai requisiti della denominazione.

Restano invariati anche i criteri relativi alle razze e all’alimentazione degli animali, così come le principali fasi di lavorazione e le caratteristiche qualitative richieste al prodotto finito.

La revisione del disciplinare non rappresenta quindi una trasformazione della ricetta tradizionale, ma un ampliamento delle possibilità produttive e commerciali all’interno del sistema DOP.

Il futuro del San Daniele tra tradizione e nuove esigenze di consumo

Con l’arrivo del Seicento e dei formati più leggeri, il Prosciutto di San Daniele cerca un nuovo equilibrio tra valorizzazione gastronomica e capacità di rispondere alle trasformazioni del mercato.

La scelta di certificare le stagionature più lunghe potrebbe contribuire a rendere più leggibile l’offerta di alta gamma, mentre le pezzature ridotte aprono ulteriori possibilità di utilizzo nella ristorazione e nella distribuzione internazionale.

Per chi ama il prosciutto crudo, il cambiamento più interessante sarà probabilmente quello visibile direttamente sull’etichetta: conoscere i mesi effettivi di stagionatura e poter distinguere un San Daniele Seicento attraverso una certificazione dedicata.

Un modo per dare maggiore valore al tempo, che nella produzione di un grande prosciutto resta uno degli ingredienti più importanti.