Il press tour “Alla scoperta delle meraviglie del Golfo”, organizzato da Carbot Communication, ha portato un gruppo di giornalisti del settore enogastronomico in un viaggio che ha intrecciato sapientemente degustazioni, cultura, artigianato e narrazione del territorio, accompagnando i partecipanti alla scoperta delle eccellenze campane attraverso le mani dei suoi migliori interpreti.

Dalla tradizione dei pizzaioli napoletani ai nuovi interpreti della pizza contemporanea, passando per vini millenari, caffè d’eccellenza, cammei, babà e sfogliatelle, il press tour ha raccontato una Campania che innova senza dimenticare le proprie radici.

Un viaggio che dimostra come la Campania abbia trovato la propria forza nella capacità di trasformare la semplicità in eccellenza. Farina, acqua e lievito diventano un patrimonio dell’umanità. Una conchiglia si trasforma in gioiello. Un vitigno dimenticato torna a essere il vino degli imperatori romani. Il caffè diventa cultura.

Ogni tappa ha raccontato  lo stesso concetto: la qualità nasce dal tempo, dalla competenza e dalla capacità di custodire antichi mestieri.

Ovviamente la pizza napoletana, molto più di un simbolo gastronomico, è stata imprescindibile protagonista, mostrando il suo volto più emblematico, quello di patrimonio culturale che racconta la storia di un popolo.

Riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità grazie all’arte tradizionale del pizzaiolo napoletano, continua oggi a vivere una nuova stagione, capace di coniugare il rispetto della tradizione con la ricerca gastronomica contemporanea.

Un territorio che trasforma la semplicità in eccellenza

Napoli e il suo Golfo raccontano una storia antica, fatta di ingredienti semplici trasformati in autentiche opere d’arte.

È così per la pizza, diventata negli ultimi anni una delle espressioni più evolute della cucina italiana grazie a pizzaioli che oggi sono veri chef-artisti del gusto, capaci di reinterpretare l’impasto senza tradirne l’identità.

Ma è così anche per i vini, alcuni dei quali erano già apprezzati oltre duemila anni fa dagli antichi Romani e oggi vengono esportati nei mercati internazionali.

E che dire dei cammei di Torre del Greco, dove semplici conchiglie vengono trasformate in preziosi gioielli dalla sapienza di maestri artigiani, una tradizione raccontata nel nuovo Museo del Corallo, unico al mondo nel suo genere.

E naturalmente non possono mancare i grandi dolci della tradizione napoletana. Babà e sfogliatelle, conosciuti in ogni angolo del pianeta, continuano a essere preparati artigianalmente nelle storiche pasticcerie del centro cittadino, dove il tempo sembra essersi fermato.

Pasticceria Pintauro: il gusto autentico della tradizione napoletana

Passeggiare per Via Toledo senza fermarsi alla Pasticceria Pintauro è quasi impossibile. Da oltre due secoli questo storico locale è uno dei simboli della dolcezza napoletana e continua ad attirare sia i napoletani sia i visitatori in cerca dei sapori più autentici della città.

La sua fama è legata soprattutto alla sfogliatella, disponibile sia nella versione riccia, fragrante e croccante, sia in quella frolla, più morbida e delicata. Ma ridurre Pintauro alle sole sfogliatelle sarebbe un errore.

Il banco è un invito a lasciarsi tentare da tante altre specialità della tradizione, come il profumato babà al rum, la classica pastiera napoletana, le code d’aragosta, i migliacci e, nei periodi di festa, le immancabili zeppole di San Giuseppe.

Ogni dolce racconta un pezzo della storia gastronomica di Napoli, grazie a ricette tramandate nel tempo e a una lavorazione artigianale che mette al centro qualità e gusto.

È il posto ideale per concedersi una pausa durante una visita al centro storico o per iniziare la giornata con una colazione tutta partenopea.

La Pasticceria Pintauro resta, quindi, una tappa da non perdere: un luogo dove tradizione, profumi e sapori continuano a conquistare, morso dopo morso.Il-caffe-come-cultura-768x1024 Alla scoperta delle meraviglie del Golfo: quando la pizza napoletana diventa alta cucina

Il caffè come cultura

Tra le tappe del viaggio anche la visita alla Torrefazione Caffè Kenon di Arzano, una delle rarissime realtà italiane che continuano a lavorare il caffè in maniera non industriale.

Da quattro generazioni l’azienda controlla direttamente l’intera filiera produttiva, dalla coltivazione fino alla tazzina, puntando su elevati standard qualitativi e su una miscela caratterizzata da un bassissimo contenuto di caffeina, dichiarato in etichetta.

Una realtà che merita certamente un approfondimento dedicato, perché rappresenta un altro esempio della capacità imprenditoriale campana di coniugare artigianalità, innovazione e successo internazionale.

Il viaggio nella pizza contemporanea

Cuore del press tour è stato naturalmente il percorso attraverso quattro delle più interessanti pizzerie dell’area napoletana.

Esperienze diverse ma unite da un elemento comune: la passione.

Tutti i pizzaioli incontrati sono anche imprenditori, ma soprattutto autentici maestri dell’impasto. Utilizzano lievito madre, rispettano i tempi di maturazione, selezionano materie prime d’eccellenza e propongono una cucina che dialoga continuamente tra tradizione e innovazione.

Il risultato sono pizze leggere, estremamente digeribili e ricche di personalità, capaci di valorizzare il territorio attraverso ingredienti stagionali e produzioni locali.

Pizzeria-Santucci--768x1024 Alla scoperta delle meraviglie del Golfo: quando la pizza napoletana diventa alta cucinaSantucci Taste Experience: l’arte di vestire la tradizione

Nel cuore del Vomero, Salvatore Santucci ha trasformato oltre quarant’anni di esperienza in un progetto che rappresenta una delle espressioni più mature della pizza napoletana contemporanea.

Maestro pizzaiolo, formatore internazionale e istruttore della Verace Pizza Napoletana, Santucci ha dedicato la propria vita allo studio degli impasti, delle fermentazioni naturali e delle lievitazioni, formando centinaia di professionisti in Italia e all’estero.

Il suo percorso gli è valso importanti riconoscimenti, tra cui il titolo di Maestro dell’Impasto, i Tre Spicchi del Gambero Rosso e la Pergamena al Valore ricevuta per il contributo dato alla diffusione dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano in occasione del riconoscimento UNESCO.

Oggi tutto questo prende forma nella Santucci Taste Experience, una pizzeria elegante e contemporanea dove la tradizione dialoga con la ricerca.

Gli impasti rappresentano il cuore del progetto. Accanto alla classica pizza verace trovano spazio versioni realizzate con curcuma o carbone vegetale, frutto di una ricerca tecnica che non sacrifica mai identità e gusto.

Montanare, pagnottielli e pizze gourmet completano un menu in continua evoluzione, sempre costruito sulle eccellenze della Campania.

“La tradizione va custodita, rispettata e tramandata, ma può essere reinterpretata con sensibilità e ricerca senza perderne l’essenza”, sintetizza Salvatore Santucci con la frase che accompagna il suo lavoro: “L’arte di vestire la tradizione.”

Villa-Matilde-Avallone-annate-storiche-01-1024x683 Alla scoperta delle meraviglie del Golfo: quando la pizza napoletana diventa alta cucinaI vini che raccontano duemila anni di storia

Ogni degustazione è stata accompagnata dai vini di Villa Matilde Avallone, azienda simbolo della rinascita della viticoltura storica campana.

Negli anni Ottanta Francesco Paolo Avallone avviò un ambizioso progetto di ricerca con studiosi dell’Università di Napoli per recuperare gli antichi vitigni del Falerno, il vino più celebre dell’antica Roma, celebrato da Plinio, Virgilio, Marziale e Orazio.

Dopo anni di studi e sperimentazioni, alcune antiche varietà sopravvissute alla fillossera furono reimpiantate nel territorio dell’Ager Falernus, riportando in vita uno dei vini più prestigiosi della storia.

Oggi Maria Ida e Salvatore Avallone guidano l’azienda esportando nel mondo una produzione che rappresenta una delle eccellenze dell’enologia campana.

Raffaele-Bonetta-Napoli--1024x996 Alla scoperta delle meraviglie del Golfo: quando la pizza napoletana diventa alta cucinaRaffaele Bonetta: quando l’impasto diventa scienza

Sempre al Vomero, la tappa da Raffaele Bonetta – La casa della pizza contemporanea rappresenta una vera immersione nella ricerca.

L’ambiente è moderno, raffinato, quasi minimalista. Qui la pizza viene raccontata come “scienza degli impasti e poesia del gusto”.

Il percorso degustazione sorprende fin dall’inizio con un fiore di zucca fritto in tempura agli agrumi, seguito da una raffinata reinterpretazione della Cosacca montanara, dalla Ratatouille con verdure di stagione e da una originale pizza-dessert dedicata alla mela Annurca.

Bonetta, definito da Albert Sapere di 50 Top Pizza “il gran sacerdote degli impasti”, affronta ogni lavorazione con un approccio quasi scientifico.

Formatosi all’Alma e specializzato in nutrizione e scienza alimentare, considera gli impasti organismi vivi da conoscere e governare.

Nel suo laboratorio tre forni differenti permettono di sperimentare diversi stili di cottura, mentre il progetto “Cambio Pelle” racconta una continua evoluzione della pizza contemporanea.

La doppia cottura, fritto e forno, diventa così uno strumento per ottenere consistenze nuove senza tradire la tradizione.

Un percorso che gli è valso i Tre Spicchi del Gambero Rosso, il premio Rivelazione dell’Anno di Identità Golose e numerosi riconoscimenti internazionali.

I-Fratelli-Caporale-la-tradizione-guarda-al-futuro-1024x768 Alla scoperta delle meraviglie del Golfo: quando la pizza napoletana diventa alta cucinaI Fratelli Caporale: la tradizione guarda al futuro

Il viaggio si conclude a Casalnuovo, nella pizzeria dei Fratelli Caporale.

Raffaele e Giuseppe rappresentano una nuova generazione di pizzaioli cresciuti nel Rione Sanità e oggi protagonisti di una realtà moderna costruita su misura delle proprie esigenze.

Design contemporaneo, due forni, spazi funzionali e persino un orto adiacente destinato alla produzione delle verdure utilizzate in cucina raccontano una filosofia fondata sulla qualità assoluta.

Raffaele Caporale, pizzaiolo fin da giovanissimo, continua a credere che il segreto della pizza non risieda nella spettacolarizzazione, ma nell’autenticità.

Anche una semplice Marinara o una Margherita devono raccontare carattere, equilibrio e rispetto della tradizione.

Ogni dettaglio del locale è studiato come parte dell’esperienza gastronomica: dai piatti, scelti con colori e materiali differenti per ogni portata, fino alla presentazione delle pizze, dove estetica e gusto convivono in perfetto equilibrio.

Diametro-3.0-a-Casoria-la-pizza-secondo-Antonio-Tancredi-tradizione-ricerca-e-spirito-di-famiglia-1024x768 Alla scoperta delle meraviglie del Golfo: quando la pizza napoletana diventa alta cucinaDiametro 3.0, a Casoria la pizza secondo Antonio Tancredi: tradizione, ricerca e spirito di famiglia

Spostandoci poi a Casoria, nell’hinterland napoletano, abbiamo incontrato Diametro 3.0, un progetto che mette insieme famiglia, ricerca gastronomica e ospitalità.  Ci sono storie che iniziano molto prima dell’inaugurazione di un locale. Quella di Antonio Tancredi nasce tra Napoli e Casoria, dove è cresciuto e dove, nel 2018, ha scelto di realizzare il sogno di aprire una pizzeria capace di raccontare la tradizione napoletana con uno sguardo contemporaneo. 

Antonio non è figlio d’arte. La sua passione per la pizza nasce da bambino, tanto da diventare presto un obiettivo preciso.

«Quando a scuola mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo sempre la stessa cosa: il pizzaiolo». Un desiderio che non è mai cambiato e che, con il tempo, si è trasformato in una professione costruita con studio, sacrificio e tanta esperienza.

Dopo il diploma, durante il quale dedica il progetto finale proprio allo studio degli impasti, Antonio sceglie la strada della gavetta. Frequenta corsi di formazione, approfondisce tecniche e ricette, ma soprattutto entra nelle pizzerie del centro storico di Napoli, iniziando dai ruoli più umili.

Lavora in cucina, in friggitoria, al forno, perfino come rider. Ogni esperienza diventa un tassello fondamentale per costruire la propria identità professionale.

Una questione di famiglia ….

Accanto a lui c’è la famiglia: il fratello Pasquale, la mamma Bianca e, successivamente, il cognato. Insieme danno forma a un progetto che va oltre la semplice pizzeria. Diametro 3.0 nasce infatti come un luogo di condivisione, pensato per accogliere famiglie, gruppi di amici, coppie e professionisti in un ambiente ampio, elegante ma informale, con sale riservate e spazi esterni che guardano il Vesuvio.

Al centro del lavoro di Antonio c’è la materia prima. La qualità non è uno slogan, ma un metodo quotidiano. Dalla scelta della mozzarella al pomodoro, dall’aglio al basilico, ogni ingrediente viene selezionato privilegiando piccoli produttori e aziende del territorio. Il menu segue il ritmo delle stagioni e cambia durante l’anno, valorizzando i prodotti del momento: funghi, castagne, zucchine, peperoni, melanzane e altre eccellenze locali diventano protagonisti di pizze che raccontano il territorio attraverso il gusto.

La ricerca non si ferma mai. Ogni nuova proposta nasce da prove, assaggi e continui perfezionamenti. Prima di entrare ufficialmente nel menu, una pizza viene fatta degustare ai clienti abituali, i primi veri giudici del lavoro svolto.

«Quello che piace a me conta relativamente. È il cliente che deve emozionarsi e desiderare di tornare», racconta Antonio, sintetizzando una filosofia che mette al centro l’ascolto prima ancora della creatività.

Un mix di tradizione e innovazione, con un tocco di personalità

Quando l’idea di aprire Diametro 3.0 prende forma, Casoria non offre ancora un locale con queste caratteristiche. La scelta di restare in provincia, anziché inseguire i riflettori del centro di Napoli, si rivela vincente. Osservare le evoluzioni della pizza contemporanea con uno sguardo libero permette ad Antonio di sviluppare un’identità personale, senza mai perdere di vista la tradizione.

La soddisfazione più grande, però, non arriva dalle recensioni online o dai riconoscimenti del settore. Per Antonio il successo si misura nei piccoli gesti quotidiani: i clienti che ritornano, le famiglie che scelgono Diametro 3.0 per festeggiare un’occasione speciale, gli amici che si danno appuntamento davanti a una pizza e gli occhi dei bambini che si illuminano quando il piatto arriva in tavola.

Perché, in fondo, una buona pizza non è soltanto il risultato di un impasto ben eseguito o di ingredienti eccellenti. È un momento di condivisione. Ed è proprio questa la dimensione che Antonio Tancredi ha voluto costruire a Casoria: un luogo dove tradizione, qualità e accoglienza si incontrano ogni giorno, una pizza alla volta.

La pizza come ambasciatrice del territorio

Questo viaggio dimostra come la pizza napoletana abbia saputo evolversi senza perdere la propria anima.

Da alimento popolare è diventata una delle massime espressioni della gastronomia italiana contemporanea, grazie a pizzaioli che studiano impasti, fermentazioni, materie prime e abbinamenti con lo stesso rigore di uno chef stellato.

È un’evoluzione che non cancella la tradizione, ma la valorizza, trasformandola in un linguaggio capace di raccontare il territorio, la sua storia e la sua cultura.

Ed è forse proprio questo il significato più autentico del riconoscimento UNESCO: custodire un patrimonio vivo, che continua a rinnovarsi ogni giorno attraverso il lavoro, la passione e la creatività di chi, davanti a un forno acceso, continua a trasformare farina, acqua e lievito in un’esperienza capace di emozionare il mondo.