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Pinot Nero Challenge da Torrevilla, viticoltori associati, dell’Oltrepò Pavese

Pinot Nero Challenge da Torrevilla, cantina sociale dell’Oltrepò Pavese
Da sinistra Leonardo Valenti, Gabriele Picchi, Massimo Barbieri

La cantina guidata a livello di enologico dal professor Leonardo Valenti, enologo che da anni sta seguendo da vicino il percorso di miglioramento della qualità di Torrevilla, dal giovane direttore Gabriele Picchi e dalla presidenza di Massimo Barbieri, ha deciso di sfidare in un confronto definito Challenge, rigorosamente alla cieca, 5 grandi Pinot vinificati in rosso provenienti dalla Borgogna francese, dall’Alto Adige e dalla Nuova Zelanda

A questa sfida, guidata da Valenti e Picchi, hanno partecipato giornalisti ed esperti di settore che hanno trovato il Pinot oltrepadano Riserva 110 della linea La Genisia, assolutamente degno di un buon piazzamento, Ha retto perfettamente il confronto, senza sfigurare in termini di complessità con gli altri vini, tutti annata 2016, quindi ancora potenzialmente giovani.

«Siamo soddisfatti dell’esito di questa sfida – spiega il direttore Picchi – in quanto il Riserva 110 ha ben figurato e gli esperti degustatori sono stati unanimi nel riconoscere subito le sue peculiarità che corrispondono in pieno all’espressione del Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese. Inoltre hanno pronosticato grosse potenzialità di crescita».

 

Nel primo calice abbiamo trovato un Pinot Nero con un colore tipico, un naso varietale di frutta rossa, seguito dalle spezie e da un tocco floreale, con una leggera sensazione agrumata. L’assaggio esordisce con un tannino verde, una leggera nota salata, per finire con una sensazione leggermente astringente, migliorerà con gli anni. Scopriamo alla fine della Masterclass che si tratta del Pinot Noir neozelandese di Greywacke distribuito in Italia da Pellegrini.

Il secondo assaggio invece con un colore tipico della varietà ha al naso dapprima la frutta matura più del precedente, poi un tocco floreale e dopo è apparsa la scorza d’arancia e una sensazione di mela renetta. All’assaggio era morbido, senza essere particolarmente interessante, con un ritorno fruttato e di scorza d’arancio. Alla fine, a etichette scoperte, è risultato essere un Santaney Rouge Charmes del Domaine Roger Belland.

Il calice successivo invece ha dato subito una sensazione varietale, un colore più scarico tipico del vitigno, con una bella espressione floreale che sfuma su piccoli frutti rossi maturi, poi accenni minerali. In bocca dopo un assaggio amarognolo ha tannini morbidi, una bella freschezza, una struttura presente e una buona lunghezza. Si tratta, a etichette scoperte, di Falkenstein della Val Venosta con il suo particolare contesto di rocce granitiche che danno influenza al vino.

Il quarto partiva con un colore più carico, un naso dapprima un po’ chiuso che poi vira sulla frutta rossa matura, su accenni floreali. Il sorso ha buona morbidezza, eleganza, freschezza con una nota finale appena amaricante che sfuma subito, comunque un vino piacevole che sia al naso che in bocca evolve nel calice per una beva piacevole. Svelato è il Pinot Noir Riserva 110 della linea Genisia di Torrevilla.

Il quinto ha esordito con un colore più scarico del precedente, poi al primo naso con frutta rossa come la prugna, per virare poi su agrumi tra cui il pompelmo, una sensazione vegetale in ultimo. L’assaggio, meno interessante del naso, ha esordito con una buona morbidezza, nel comolesso equilibrato ma non troppo persistente. L’etichetta riporta Bourgogne Haute-Cotes de Nuits Dames Huguettes di Domaine Bertagna.

Chiudeva gli assaggi il sesto calice con un colore un po’ più tipico in prima battuta, poi fiori e frutta in parallelo, accenni di spezie dolci e una buona complessità. La degustazione è meglio del naso con tannini setosi, un ritorno di spezie dolci con una sensazione alcolica abbastanza evidente data dalla gioventù. Ancora Domaine Bertagna a etichette scoperte con un Chambolle Musigny Village.

Pinot Nero Challenge da Torrevilla, cantina sociale dell’Oltrepò Pavese

Tra i Pinot Noir della batteria quello più apprezzato è stato quello della cantina altoatesina Falkestein, dove quello della cantina Torrevilla ha retto il confronto per piacevolezza.

«Non abbiamo avuto paura di confrontarci con i grandi Pinot Noir internazionali – ha detto il presidente di Torrevilla Massimo Barbieri – in questo gioco che ci permette di toccare con mano, grazie all’aiuto di esperti, le qualità del nostro prodotto.
Questo confronto è fondamentale per verificare a che punto siamo con il nostro percorso legato al progetto qualità. Direi che siamo giunti a metà di quanto abbiamo preventivato e siamo soddisfatti di quanto siamo riusciti a fare. Un percorso non facile ma che una cantina come la nostra non poteva non seguire, stabilendo delle tappe precise capaci di garantire ogni anno ai soci una retribuzione non penalizzante».

Un progetto che trova fondamento nel piano industriale dell’azienda e che vede coinvolte, per ora, 25 aziende socie capaci di produrre uva coerente con i crismi del piano che, nel 2019, darà circa 15mila bottiglie di Pinot Noir. A introdurre gli ospiti degustatori nel mondo del vitigno Pinot Nero è stato il professor Valenti.

«È particolarmente versatile – ha spiegato – e al tempio stesso soffre l’andamento stagionale.
L’Oltrepò rappresenta la terza zona al mondo coltivata a Pinot Noir ma, al tempo stesso, l’errore degli oltrepadani è stato quello di aver posizionato senza logica gli impianti sulle colline.
Per questo a Torrevilla abbiamo iniziato un processo di zonizzazione che ci permette di essere più performanti con l’intento di avere, alla fine, un prodotto che rispecchia in pieno la nostra idea».

di Giovanna Moldenhauer

www.torrevilla.it

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