Non solo spiagge e mare cristallino: la provincia di Vibo Valentia punta a conquistare nel 2027 la sua prima Denominazione di Origine Controllata.
Tra vigneti recuperati, grani antichi, specialità gastronomiche e nuove esperienze turistiche, prende forma un viaggio alla scoperta della Calabria più autentica.
Costa degli Dei, un nome che evoca immediatamente spiagge spettacolari, acque trasparenti e tramonti sul Tirreno. Ma alle spalle di questo celebre tratto di costa calabrese si nasconde un patrimonio di sapori, tradizioni agricole e piccoli borghi che potrebbe presto conquistare una nuova visibilità grazie al vino.
La provincia di Vibo Valentia punta infatti a ottenere entro il 2027 la sua prima Denominazione di Origine Controllata, con il progetto della DOC Costa degli Dei, costruito attorno a due vitigni rappresentativi del territorio: Zibibbo e Magliocco Canino.
La candidatura ha già superato la fase regionale e si trova ora all’esame del Ministero dell’Agricoltura, dove sono in corso le integrazioni documentali richieste. Il riconoscimento non è ancora definitivo, ma potrebbe segnare una svolta per il settore vitivinicolo locale.
La novità, però, non riguarda soltanto le cantine. Il vino potrebbe diventare il punto di partenza di una nuova proposta di turismo enogastronomico, capace di collegare le località balneari alle campagne, alle aziende agricole e ai centri storici dell’entroterra.
DOC Costa degli Dei: Zibibbo e Magliocco Canino alla conquista del riconoscimento
La futura DOC Costa degli Dei nasce dalla volontà di valorizzare un’identità vitivinicola che negli ultimi anni ha conosciuto un importante percorso di recupero e qualificazione.
I protagonisti sono due vitigni differenti, accomunati dal forte legame con la tradizione calabrese.
Lo Zibibbo, uva bianca aromatica conosciuta per la ricchezza dei suoi profumi, ha trovato nel Vibonese produttori impegnati a riscoprirne le potenzialità e a restituirgli un ruolo nel panorama enologico regionale.
Il Magliocco Canino, varietà autoctona a bacca nera, rappresenta invece una delle espressioni della viticoltura rossa calabrese, con vini capaci di raccontare le caratteristiche del territorio.
L’eventuale riconoscimento della DOC permetterebbe ai produttori di rafforzare la riconoscibilità delle proprie etichette e di valorizzare ulteriormente l’origine geografica dei vini.
Il 2027 è l’orizzonte indicato per il completamento del percorso, ma l’approvazione resta subordinata alle valutazioni ministeriali.
Dal Tartufo di Pizzo ai sapori dell’entroterra: la Costa degli Dei da gustare

Per comprendere le potenzialità gastronomiche del Vibonese basta allontanarsi dalle spiagge e seguire le strade che attraversano piccoli centri e campagne.
A Pizzo, uno dei borghi più conosciuti della costa tirrenica calabrese, il protagonista indiscusso è il Tartufo di Pizzo, il celebre gelato artigianale diventato simbolo della città.
La sua storia affonda le radici negli anni Cinquanta, quando prese forma una specialità destinata a superare rapidamente i confini locali.
Oggi il Tartufo di Pizzo è una delle esperienze gastronomiche più ricercate dai visitatori. Tra le realtà che hanno contribuito a diffonderne la tradizione figura quella di Domenico Penna, che ha mantenuto un legame diretto con la lavorazione artigianale e con il territorio d’origine.
Assaggiare questa specialità nel luogo in cui è nata significa entrare in contatto con una storia fatta di maestria, ricette tramandate e identità locale.
Ed è proprio questo il filo conduttore della nuova proposta turistica vibonese: trasformare i prodotti tipici in occasioni per conoscere più da vicino le comunità che li custodiscono.
Grano Rosìa, il tesoro agricolo calabrese che rischiava di scomparire
A pochi chilometri dalla costa, sull’Altopiano degli Scrisi, tra Maierato e Pizzo, il paesaggio racconta un’altra faccia della Calabria.
Qui opera Fattoria Greco, azienda agricola che coltiva cereali, olivi, vite e ortaggi, affiancando alla produzione agricola la trasformazione dei cereali attraverso un molino a pietra.
Tra le risorse più preziose del territorio figura il grano Rosìa, una varietà di grano tenero appartenente alla biodiversità agricola calabrese.
Nel 2026 è arrivato un riconoscimento importante: il Ministero dell’Agricoltura ha inserito ufficialmente il Rosìa tra le varietà italiane da conservazione.
Una decisione che contribuisce a tutelare una risorsa genetica minacciata dalla progressiva scomparsa delle coltivazioni tradizionali.
Il recupero di questo cereale rappresenta qualcosa di più della salvaguardia di una varietà agricola. Significa preservare conoscenze, pratiche produttive e tradizioni alimentari che costituiscono una parte dell’identità locale.
In un momento in cui cresce l’interesse per le farine ottenute da varietà storiche e per le filiere territoriali, esperienze come questa possono diventare anche un elemento di attrazione gastronomica.
Cantine Benvenuto e il ritorno dello Zibibbo sulle colline vibonesi
A Francavilla Angitola, ai margini del Parco delle Serre, il vino è diventato il protagonista di una storia di recupero familiare.
Giovanni Benvenuto ha scelto di riportare in produzione i vigneti appartenuti al nonno, avviando un lungo lavoro dedicato alla valorizzazione dello Zibibbo locale.
Un impegno durato undici anni, fino al riconoscimento ottenuto nel 2013, che ha consentito la vinificazione di questa varietà nell’ambito dell’IGP Calabria.
Oggi Cantine Benvenuto rappresenta un esempio di come il recupero di un vitigno possa generare nuove opportunità economiche e turistiche.
I vigneti biologici sono infatti anche luoghi di visita e degustazione, dove il vino diventa uno strumento per raccontare il paesaggio, la storia agricola e le scelte produttive dell’azienda.
L’esperienza in cantina permette così di andare oltre il semplice assaggio, trasformando la degustazione in un incontro con il territorio.
Turismo enogastronomico in Calabria: dalla Costa degli Dei ai borghi delle Serre
Il fascino del Vibonese nasce anche dalla vicinanza tra ambienti molto diversi.
In pochi chilometri si passa dalle località balneari alle colline coltivate, fino ai boschi e ai paesaggi montani delle Serre.
Già nel 1968 lo scrittore Giuseppe Berto aveva individuato nella combinazione tra mare e campagna uno degli elementi più suggestivi di questa parte della Calabria.
Oggi quella caratteristica può diventare il punto di forza di una proposta turistica meno dipendente dalla stagione estiva.
L’entroterra offre infatti numerose opportunità di scoperta, tra cui:
Serra San Bruno, centro conosciuto per la sua storia religiosa e per il patrimonio culturale.
La Certosa di Serra San Bruno, uno dei luoghi più significativi della tradizione monastica calabrese.
Il Bosco di Santa Maria, dove natura e spiritualità si incontrano in un ambiente particolarmente suggestivo.
Il Parco naturale regionale delle Serre, caratterizzato da paesaggi forestali, percorsi naturalistici e piccoli centri.
I borghi delle Preserre Vibonesi, custodi di tradizioni gastronomiche, artigianali e comunitarie.
È quella Calabria che Silvestro Serra, direttore del Touring Club Italiano, definisce interiore: un territorio fatto di paesi, storie e ambienti naturali ancora relativamente lontani dai grandi flussi turistici.
La possibilità di collegare queste destinazioni alla notorietà della Costa degli Dei rappresenta una delle opportunità più interessanti per il futuro del turismo locale.
Pasta Grammar e Visit Mediterraneo: il turismo che nasce dalla cucina
Le nuove forme di turismo esperienziale stanno già producendo risultati interessanti in alcuni piccoli centri della provincia.
A Dasà, nelle Preserre Vibonesi, Pasta Grammar ha trasformato una community digitale internazionale dedicata alla cucina italiana in un progetto capace di attirare visitatori stranieri.
Chi arriva nel borgo non si limita ad assaggiare piatti tipici, ma partecipa alla preparazione della pasta, scopre le tecniche tradizionali e incontra direttamente le persone del luogo.
La cucina diventa così un linguaggio universale, capace di superare le distanze culturali e di trasformare una piccola comunità in una destinazione.
Un approccio simile caratterizza l’attività di Visit Mediterraneo, che accompagna gruppi internazionali alla scoperta di aziende agricole, botteghe artigiane e realtà produttive locali.
Queste esperienze dimostrano come il turismo gastronomico possa svilupparsi anche lontano dalle destinazioni più conosciute, valorizzando competenze e tradizioni che spesso rimangono escluse dai circuiti commerciali principali.
Dal 2025 il GAL Terre Vibonesi sostiene iniziative di animazione territoriale collegate a progettualità di questo tipo, contribuendo a rafforzare le relazioni tra produzione agricola, cultura e ospitalità.
Festival Terre Vibonesi 2026: il futuro del territorio passa anche dal cibo
Il rapporto tra identità locale, turismo e sviluppo sarà al centro della prima edizione del Festival Terre Vibonesi – “Terre che generano futuro”, in programma il 15 e 16 ottobre 2026 a Villa Klopè, a Francavilla Angitola.
L’iniziativa nasce come occasione di confronto tra istituzioni, operatori turistici, produttori e comunità locali.
Tra i temi principali figurano la valorizzazione delle risorse territoriali, la costruzione di nuove esperienze di ospitalità e il ruolo della narrazione nella promozione delle destinazioni.
Due i percorsi tematici previsti:
Terre che accolgono, dedicato al turismo, all’ospitalità e alla capacità dei luoghi di attrarre visitatori.
Terre che si raccontano, incentrato sull’identità culturale, sulle storie locali e sulla reputazione delle destinazioni.
Il programma comprende anche i Cantieri di Futuro, momenti di confronto finalizzati a trasformare le idee emerse in proposte operative.
L’obiettivo è costruire una strategia capace di valorizzare il territorio durante tutto l’anno, creando nuove opportunità anche per le comunità dell’entroterra.
Costa degli Dei, una nuova identità tra vino, gastronomia e turismo sostenibile
La possibile nascita della DOC Costa degli Dei potrebbe rappresentare un passaggio importante per l’economia e l’immagine del Vibonese.
Ma il vero potenziale del progetto emerge osservando ciò che già esiste attorno ai vigneti: produzioni agricole recuperate, specialità gastronomiche conosciute anche all’estero, borghi ricchi di storia e iniziative di ospitalità che mettono al centro le persone.
Il vino può diventare il collegamento tra queste esperienze, contribuendo a costruire itinerari capaci di accompagnare i visitatori dal mare verso l’entroterra.
La sfida non consiste nel sostituire il turismo balneare, ma nell’ampliarne gli orizzonti, favorendo soggiorni più lunghi e distribuendo le opportunità economiche in un numero maggiore di comunità.
Perché la Costa degli Dei non è soltanto una destinazione da ammirare. È anche un territorio da conoscere attraverso i suoi profumi, i suoi prodotti e le storie di chi continua a coltivarli.
E forse, tra un calice di Zibibbo, un Tartufo di Pizzo e una passeggiata nei borghi delle Serre, si nasconde la ragione più autentica per tornare in Calabria anche quando l’estate è finita.


