A Fiumicello Villa Vicentina, nel cuore della DOC Friuli Aquileia, una cantina nata negli anni Settanta ha ritrovato slancio grazie a Luca Cigana e Vittorio Marcon. Oggi presenta il suo primo vino da una nuova stagione: un Pinot Nero.
Ci sono cantine che custodiscono il passato e altre che sanno riscriverlo. Valpanera fa entrambe le cose. Tra Aquileia, sito UNESCO, e la laguna di Grado, un’azienda storica del Friuli ha cambiato passo con due cugini poco più che ventenni e un progetto che guarda ai mercati internazionali senza staccarsi dal territorio.
La storia di Cantina Valpanera: un nome storico del Friuli Aquileia
Valpanera nasce negli anni Settanta ed è oggi una delle 19 aziende della DOC Friuli Aquileia, denominazione che prende il nome dall’antica città romana. Il carattere dei suoi vini nasce da un microclima particolare, dove il respiro del mare incontra la ricchezza del suolo. La cantina cita a questo proposito una frase del grande enologo Giacomo Tachis: «Il vino ama il respiro del mare».
I vigneti si distribuiscono su quattro aree: Borgo Pacco, Scodovacca, San Martino e Cortona. Ognuna ha caratteristiche proprie e riceve il suo equilibrio di sole, vento e umidità. Circa tre anni fa la proprietà è passata di mano e si è aperto un capitolo nuovo.
Come è nata la nuova Valpanera: Luca Cigana e Vittorio Marcon
La svolta ha i nomi di Luca Cigana e Vittorio Marcon, cugini di 29 e 25 anni, entrambi laureati in Economia e Commercio. Hanno rilevato i 60 ettari dell’azienda e portato avanti il progetto di rilancio, che per loro è stato un po’ come avviare una start-up dentro una realtà con mezzo secolo di storia.
I ruoli sono complementari. Vittorio Marcon segue la parte amministrativa e il marketing. Luca Cigana si occupa del vigneto, il cuore agricolo dell’azienda. Per Marcon la svolta fu inattesa: reduce da un master a San Francisco e pronto a partire per l’Australia, si ritrovò a 23 anni al timone di una cantina friulana.
L’enologo di Valpanera: Nicola Biasi
La parte enologica è affidata a Nicola Biasi, indicato come miglior giovane enologo d’Italia nel 2020 e con esperienze internazionali. La sua mano si legge nell’idea di fondo: vini di corpo e carattere, fedeli alla tradizione friulana, ma con una beva più immediata, in linea con i gusti di oggi.
La novità: il Pinot Nero, primo vino del nuovo corso
La novità più attesa è il Pinot Nero, presentato come il primo vino del nuovo corso aziendale. È una scelta che dice molto: il Pinot Nero è tra le uve più esigenti del panorama internazionale e non perdona approssimazioni. Per questo funziona da biglietto da visita e segna una linea tra ciò che la cantina era e ciò che vuole diventare.
Le etichette: mosaici di Aquileia e 18 vini tra classici, riserve e spumanti
Anche l’immagine è cambiata. Le nuove etichette, firmate da un designer spagnolo, si ispirano ai mosaici della Basilica di Aquileia: motivi geometrici e dettagli dorati che, nelle intenzioni della cantina, fanno da ponte tra arte, storia ed esperienza di degustazione.
La gamma, che i soci quantificano in oltre 18 etichette, si articola in quattro famiglie.
Linea Classica. Qui c’è il Refosco dal Peduncolo Rosso, in versione base e Superiore. Il Superiore riposa 12 mesi in barriques di rovere francese e americano e poi almeno 6 mesi in bottiglia. Accanto trovano posto il blend Atrum (IGT Trevenezie), con Refosco, Cabernet Sauvignon e Merlot e un “ripasso” sulle bucce di Refosco passito, e il Cabernet Sauvignon. Tra i bianchi ci sono Pinot Grigio, Traminer Aromatico, Sauvignon, Chardonnay, Ribolla Gialla IGT Venezia Giulia e una Malvasia Istriana in purezza, vinificata con criomacerazione. Chiude Album, blend di Malvasia istriana, Chardonnay e Riesling renano.
Linea Riserva. È il lato più ambizioso. L’Aqvilio, Refosco in purezza, affina 24 mesi in barriques e 6 in bottiglia. L’Alma Rosso Riserva unisce Refosco, Cabernet e Merlot dopo 24 mesi in rovere francese. Tra i bianchi, il Carato Chardonnay passa 7 mesi in botte francese, mentre la Vigna Decima Malvasia nasce da una selezione rigorosa in vigna, con vendemmia manuale tardiva e fermentazione in botti da 20 ettolitri.
Linea Spumanti. Il Flaminivs è un Metodo Classico Brut da Chardonnay in purezza, con 30 mesi sui lieviti. Poi una Ribolla Gialla Extra Dry e due Prosecco DOC millesimati, Brut ed Extra Dry, entrambi Metodo Charmat.
Elisir di Refosco. È l’aceto balsamico di Valpanera. Il mosto di Refosco viene cotto a fuoco diretto in caldaia a cielo aperto, fermenta naturalmente e poi matura in barriques per 3, 6 o 12 anni. Si usa a crudo.
Sostenibilità: fotovoltaico e tappi vegetali
Dei 60 ettari vitati, 45 sono in produzione e 15 di recente impianto, per circa 300.000 bottiglie l’anno. Un impianto fotovoltaico da 120 kW copre buona parte del fabbisogno energetico.
Un’altra scelta riguarda i tappi: dopo una Riserva rovinata durante una masterclass a Helsinki, la cantina è passata a chiusure ricavate da residui interamente vegetali, riciclabili e capaci di dosare l’ossigeno in bottiglia.
Export e numeri: 15 Paesi e un obiettivo da 2 milioni
Prima del loro arrivo Valpanera non esportava. Oggi è presente in 15 Paesi, con Cina, Brasile e Giappone tra i primi mercati. In Cina è nata una società di importazione con un giovane socio locale. L’export vale circa il 25% del fatturato: il 2025 si è chiuso sopra il milione di euro, l’obiettivo 2026 è 1,5 milioni e quello 2027 è 2 milioni.
Visitare Valpanera
La cantina si trova in via Adriano Olivetti 52, a Fiumicello Villa Vicentina (UD), tra Aquileia e Grado. Propone visite guidate con degustazione e spazio vendita. Contatti: valpanera@valpanera.it, tel. 0431 970395.
A.R.



