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Pecorino Toscano Dop: intervista ad Andrea Righini

Pecorino Toscano Dop: intervista ad Andrea Righini, Direttore del Consorzio tutela Pecorino Toscano D.O.P.

Nel 1985 nasce ufficialmente il Consorzio Tutela del Pecorino Toscano DOP.
In quasi 37 anni di storia sono 19 caseifici che hanno aderito e circa 800 allevatori che garantiscono la salvaguardia, la tutela e la produttività di un marchio “bandiera” della filiera agroalimentare italiana.

Grazie alla sinergia di istituti di ricerca e il lavoro attento di esperti di settore il marchio sta lavorando a progetti tesi a coniugare al meglio i valori di eco- sostenibilità ed export nei paesi stranieri offrendo come sempre un prodotto d’eccellenza e di alta qualità.

 L’intervista

Quando nasce il Consorzio Tutela del Pecorino Toscano DOP e quali sono stati i suoi obiettivi iniziali per la tutela del prodotto?

Il Consorzio si costituisce il 27 febbraio 1985, dopo una preparazione durata circa un anno.
Lo scopo fondamentale era quello della difesa del prodotto e del suo nome, insidiato da alcuni produttori di altre regioni che avevano cominciato a produrre il “Toscanello”, per imitare l’originale prodotto toscano.
Nel 1986 il Consorzio ottiene il riconoscimento della Denominazione di Origine in Italia, nel 1988 l’incarico di vigilanza che consentiva il controllo sulla produzione e vendita del Pecorino Toscano con propri agenti vigilatori, e nel 1996 ottiene il riconoscimento della DOP.

In totale quanti sono i produttori che ad oggi hanno aderito al Consorzio Pecorino Toscano DOP ?

 Oggi sono 19 i caseifici che fanno parte del Consorzio. Oltre a loro fanno parte della filiera produttiva circa 800 allevatori, dei quali 160 associati, 2 stagionatori, anch’essi associati e d un porzionatore/confezionatore socio oltre ad altri in convenzione.

Un tema molto “caldo” ed attuale è quello dello sviluppo sostenibile. Quale è la posizione del Consorzio nei confronti di temi sensibili come la salvaguardia della natura e dell’ambiente?

Stiamo lavorando a questo aspetto cosi’ importante da alcuni anni, perchè per gestire la sostenibilità non ci si può improvvisare.
Abbiamo avuto e continuiamo ad avere la preziosa collaborazione di alcuni atenei, in particolare l’Università di Pisa ed il S. Anna di Pisa, oltre ad alcuni progetti portati avanti con l’Associazione Italiana Allevatori ed all’organismo di controllo DQA Certificazioni.
Stiamo avviando in questi giorni un altra parte importante del progetto sostenibilità che vedrà coinvolti quattro tecnici, operanti presso un primo gruppo di circa 100 allevatori.
A livello delle aziende di trasformazione molto è stato già fatto e diverse di loro sono già ad un passo dalla certificazione di sostenibilità.

Il Pecorino Toscano DOP è un prodotto orgogliosamente italiano. Che riscontri ha sul mercato estero e in che percentuale viene esportato in altri Paesi?

L’attività del Consorzio per la promozione all’estero del Pecorino Toscano e la dinamicità di alcuni caseifici hanno consentito di portare l’esportazione del Pecorino Toscano ad oltre il 20% del totale prodotto.
L’obbiettivo che abbiamo per il 2025, oltre alla crescita complessiva del settore, è di portare tale percentuale il più vicina possibile al 30%.

Vivendo il mercato da dentro, si può dire che dopo la fase di stallo siamo vicini ad una ripartenza a pieno regime per il mercato agroalimentare?

Difficile dirlo oggi con certezza, l’agroalimentare non è un mercato omogeneo.

Abbiamo la distribuzione organizzata che, per quanto ci riguarda, assorbe quasi il 50% del prodotto.

Ci sono poi i canali tradizionali quali i negozi di prossimità, la ristorazione, le boutique dei prodotti di eccellenza, ognuno con una dinamica diversa e con un andamento ovviamente diverso in questi due anni passati, durante i quali tutte le regole di base sono saltate.

Mi sembra di poter dire che la fiducia nei mercati c’è, anche se l’incremento dei costi di produzione stentano a trovare una giusta ripartizione sul prezzo del prodotto. 

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