Una sfida sulla longevità tra Barolo e Timorasso

Una sfida sulla longevità tra Barolo e Timorasso

I due vitigni, Barolo e Timorasso, indipendentemente dal fatto che sono di diverso colore e tipologia, rappresentano senza dubbio le massime espressioni enologiche del Piemonte.

 

I due produttori Walter Massa e Oscar Farinetti, molto amici nella vita, hanno deciso di organizzare una sfida sulla longevità delle due varietà senza dubbio grandi del Piemonte, di mettere le loro massime espressioni a confronto, di capire ed estendere la possibilità a un pubblico di esperti e giornalisti di settore.

 

Massa, non presente a causa di un incidente, ha avuto Daniele Cernilli come ambasciatore per i suoi Derthona Timorasso Costa del Vento delle vendemmie 2012, 2005, 2004 accompagnati da un emozionante 1990 fra le sue prime annate di produzione.

Farinetti che ha acquisito la cantina storica Borgogno, la più antica cantina piemontese delle Langhe,ha sfoderato il Barolo Riserva DOCG dal 2012 al 2009, al 1998 e all’emozionante 1982. Tutto questo con la complicità di Fabrizio Carrera e del suo team di Cronache di Gusto.

Cernilli dopo avere introdotto la varietà bianca salvata da Walter Massa alla fine degli anni ’80, vitigno unico nel suo genere, per certi versi ancora misterioso e proprio per questo affascinante, ha iniziato la degustazione esordendo con il 2012.

Dopo un colore già dorato aveva al naso con la frutta agrumata e secca un accenno floreale, poi di miele e idrocarburo. L’assaggio era equilibrato tra freschezza e sapidità, una buona concentrazione e lunghezza.

Un altro passo per il 2005 con il suo colore oro antico, sentori non troppo evidenti ma tipici che già confermano l’evoluzione e una maggiore percezione d’idrocarburo. L’assaggio era più a favore della freschezza che delle note salate, comunque persistente.

Il 2004 di simile tonalità aveva una nota quasi affumicata dopo gli agrumi, il miele. In bocca era meno piacevole del precedente, con un sorso leggermente più evoluto, in sostanza meno equilibrato.

Il 1990 con scritto allora da Massa in etichetta Piemonte vino da tavola Timorasso raro vitigno era di un colore oro antico concentrato, l’agrume si era fatto candito, il miele millefiori con un tocco di tartufo bianco.

L’assaggio era fresco, sontuoso, dalla persistenza meravigliosa e ci ha portato con la mente ad altre degustazioni di vini bianchi con alcuni decenni sulle spalle ma ancora assolutamente da assaggiare rapiti !

 

Appena il tempo di ritornare alla realtà ed ecco Oscar Farinetti presentare il primo Barolo Riserva 2012, ottenuto dai vigneti a Cannubi, Liste, Fossati, con 6 anni in botti da 4500 litri di rovere e 1 di bottiglia. Ha esordito con un rubino trasparente, frutta rossa matura, la tipica nota di viola e spezie presenti all’olfatto. La bocca già setosa, anche se leggermente allappante, all’inizio del sorso era già di buona lunghezza.
Il secondo Barolo Riserva 2009, proveniente dalle stesse vigne e identica maturazione e affinamento, era di un rubino più spesso, aveva un naso diverso con la frutta che si era fatta sotto spirito, con note di sotto bosco e un accenno salmastro. La bocca assolutamente setosa, con un accenno di freschezza, decisamente persistente.
Per il 1998, proveniente da vigneti a Liste, Cannubi, Fossati, Cannubi San Lorenzo, San Pietro delle Viole ha avuto una maturazione per un anno in vasche di cemento e tre in botte grande in rovere di Slavonia, con un imbottigliamento nell’aprile 2003. La tonalità aveva un’ombra aranciata a denunciare la sua evoluzione.
I profumi passano dalla frutta sotto spirito al balsamico, da sentori speziati a quasi animali e di pelliccia, che noi riteniamo costituiscono un profilo sensoriale nel complesso piacevole.
La sua degustazione era ancora morbida con una bella freschezza e molto lunga in bocca. L’ultimo vino di quest’affascinante degustazione è stato il 1982 dagli stessi vigneti, con una maturazione diversa per un anno in vasche di cemento, cinque in botti di rovere di Slavonia di capacità medio/grande, con un imbottigliamento a fine aprile 1988. Il colore rubino si era fatto più trasparente del precedente, con un evidente orlo aranciato.
I sentori spaziavano dai fiori secchi, tra cui la viola, a una nota prima salmastra e poi quasi medicinale, ma come il precedente millesimo in un insieme che abbiamo apprezzato. La bocca aveva un ricordo di tannini, faceva salivare per la sua freschezza, era elegante con un ricordo della nota particolare quasi di erbe medicinali.

 

Senza dubbio avere avuto l’opportunità di assaggiare il 1990 del Timorasso e il Barolo Riserva 1982 è stata un’esperienza rara, preziosa e speciale, ci ha portato indietro nel tempo a conoscere il percorso che le due cantine hanno fatto in territori diversi del Piemonte.

 

di Giovanna Moldenhauer

By | 2020-03-18T17:13:07+00:00 Marzo 2020|I luoghi del bere|