Food News

Olio Monini – Una spremuta di olive

 

E’ l’immagine che caratterizza dal 1920 l’Olio Monini, la storia tutta italiana di una passione. Figli d’arte, o meglio nipoti d’arte, Maria Flora e Zefferino Monini, hanno voluto celebrare con un importante evento nel cuore di Milano, decenni di successi della loro produzione squisitamente familiare.

L’evento, cui hanno partecipato giornalisti e buyers di tutto il mondo, si è svolto in due fasi.

Il primo momento, nella rigorosa sala convegni dell’Hotel Rosa Grand, ha visto Zefferino Monini, omonimo del nonno, raccontare, con coinvolgente orgoglio, le storiche battaglie dei primi tempi, in un piacevole, quasi eroico, Amarcord spoletino.

Il Presidente dell’azienda ha passato poi in rassegna gli antichi valori etici legati al territorio e alla sua gente, ereditati e fatti propri, quali il rispetto non solo delle regole, ma anche delle persone e della natura, la coerenza della missione nell’offrire un prodotto di qualità, in grande quantità, ma comunque artigianale e non industriale, la responsabilità sociale d’impresa intimamente legata al percepirsi nel ruolo di passaggio nei riguardi delle generazioni che verranno. Marcie in più che, ereditate dalla tradizione, costituiscono le profonde radici, necessarie a rendere solida e viva l’attività.

Un’interessante riflessione è stata che attualmente l’esposizione in scaffale tende a banalizzare il prodotto e che sarebbe auspicabile la diffusione di uno scaffale progettato appositamente per proteggere da luce e fonti di calore l’olio extravergine d’oliva di qualità, la cui caratteristica di essere privo proprio di additivi e conservanti sembra farne, secondo recenti studi, soprattutto se usato nell’ambito della dieta mediterranea, un prezioso antitumorale.

La conclusione della serata si è svolta all’insegna dell’allegria, a pochi metri dal Duomo, nella terrazza del coloratissimo APEROL dove uno splendido BIOS di due mesi ha dato vita a bruschette d’ogni tipo.

 www.monini.comMaria Flora Monini alla Terrazza Aperol

 

Testo e foto di Maria Luisa Bonivento

 

 

 

Articoli simili