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ANCD Conad: piu’ concorrenza per lo sviluppo del commercio

Ancd Conad – l’Associazione nazionale cooperative fra dettaglianti che assiste e tutela le imprese cooperative operanti nel settore della distribuzione commerciale – ha presentato oggi a Roma, nella Sala Tempio di Adriano della Camera di Commercio, la IX edizione del Rapporto sulla legislazione commerciale.

Per offrire un contributo alla riflessione sul ruolo e la funzione del commercio, Ancd Conad si è fatta promotrice della tavola rotonda “Problemi e prospettive del commercio in Italia a 10 anni dalla modifica del titolo V della Costituzione”, che ha fatto seguito alla presentazione del Rapporto e nel corso della quale è intervenuto Graziano Delrio, ministro per gli Affari regionali e le autonomie. Alla tavola rotonda, coordinata da Alberto Pastore, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, Sapienza Università di Roma, hanno partecipato Guido Fabiani, assessore alle Attività produttive e sviluppo economico, Regione Lazio; Sergio Imolesi, segretario generale Ancd Conad; Massimo Mucchetti, presidente della X Commissione (Industria, commercio e turismo), Senato della Repubblica; Giovanni Calabrò, Autorità garante della concorrenza e del mercato; Raffaello Vignali, componente della X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo), Camera dei Deputati e Nicola Zingaretti, presidente Regione Lazio.

Lo scenario è quello della crisi economica più grave dal dopoguerra ad oggi, con pesanti effetti sui consumi e, potenzialmente, sul vivere sociale a causa delle tante imprese che hanno chiuso o rischiano di chiudere e della crescente disoccupazione. Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale del commercio, istituito presso il ministero dello Sviluppo economico, a fine 2012 erano 766.821 gli esercizi commerciali in attività, 9.334 in meno rispetto all’anno precedente, diminuzione distribuita in modo omogeneo in tutto il territorio nazionale. Invariata la distribuzione territoriale, con una presenza di punti di vendita nel Meridione attestata al 42,1 per cento. Ipermercati, supermercati, libero servizio e discount sono 28.904 (fonte: Guida Nielsen Largo Consumo), ripartiti in modo equo sul territorio nazionale, anche in questo caso con una prevalenza nelle regioni meridionali (10.180 punti di vendita, 35,2 per cento).

Il commercio sta attraversando un periodo di difficoltà che colpisce anche le medie e grandi strutture. Logico, dunque, chiedersi quali potrebbero essere gli strumenti più efficaci per invertire tale tendenza e quale il ruolo del legislatore perché l’Italia possa tornare a crescere.

Il Paese ha bisogno di riforme strutturali che incidano a fondo sulla finanza pubblica e sull’organizzazione dello Stato; un compito cruciale a cui sono chiamati il governo centrale e quelli locali. Lo sviluppo è frenato da tanti, troppi settori che operano in un regime protetto con inefficienze sui prezzi e sulla qualità dei servizi a danno dei cittadini.

Il Rapporto annuale sulla legislazione commerciale si presenta, dunque, come una prima analisi sugli effetti derivanti dalla riforma del titolo V della Costituzione che, ad undici anni dalla precedente revisione (legge costituzionale 18 ottobre 2001) ha attribuito alle Regioni alcune competenze in determinati settori economici, tra cui il commercio.

Da almeno dieci anni, le normative regionali non registrano, tuttavia, cambiamenti che aprano ad una reale concorrenza e siano di incentivo allo sviluppo del settore. Persistono anacronistiche barriere che, di fatto, ostacolano l’ingresso di nuovi operatori e limitano i benefici per i cittadini. E’ il caso del sistema distributivo dei carburanti: la Corte di Giustizia dell’Unione europea si è pronunciata per l’eliminazione dei vincoli, eppure ancora oggi il settore non risulta concorrenziale come ha sottolineato di recente l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Una tale scelta conservativa ha di fatto impedito la modernizzazione di interi settori economici, con il risultato che i cittadini non possono usufruire di servizi più efficienti e meno costosi.

“E’ doveroso interrogarsi sugli effetti che certe scelte in campo legislativo possono produrre nel sistema economico del Paese – fa notare il segretario generale di Ancd Conad Sergio Imolesie sperare che il governo e i partiti sappiano mettere a punto le risposte più adeguate alle necessità di questo difficile periodo e, più in generale, ad un quadro economico nazionale e internazionale che è cambiato in modo radicale”.

Al fine di recuperare lo spirito della riforma Bersani, accantonata forse troppo in fretta visto i buoni risultati ottenuti in alcuni servizi, il Rapporto presenta alcune proposte rivolte al legislatore. Proposte che spaziano dal contrastare programmazioni che selezionino l’offerta alla eliminazione dei vincoli nei nuovi mercati di interesse per la distribuzione commerciale, dalla necessità di una normativa settoriale uniforme in tutto il Paese alla revisione del ruolo e delle funzioni di Comuni e Province. Ma anche proposte per ripristinare le soglie dimensionali dei punti di vendita definite dalla riforma Bersani e semplificare le procedure che autorizzano l’insediamento di medie e grandi strutture della moderna distribuzione.

“Raggiungere tali obiettivi – puntualizza Imolesi – permetterebbe al Paese di innovare e migliorare la propria efficienza, condizioni indispensabili anche per la modernizzazione e la crescita del commercio.”

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