Dalla pastiera tradizionale alla colomba salata, lo chef Francesco Romano di Malìa Milano porta l’autenticità partenopea nel cuore della metropoli.
A Milano, il confine tra innovazione e tradizione si fa sempre più sottile, specialmente quando la cultura gastronomica del Sud incontra il dinamismo meneghino. Per la Pasqua 2026, il punto di riferimento di questa fusione è Malìa Milano, pasticceria e gastronomia che ha fatto dell’identità napoletana il suo marchio di fabbrica. Lo chef e titolare, Francesco Romano, ha presentato una collezione che non è solo una proposta commerciale, ma un vero e proprio “viaggio sensoriale” tra i vicoli di Napoli e l’eccellenza artigianale.
L’arte della lievitazione: le Colombe d’autore
Il cuore della proposta dolce è rappresentato dalla colomba artigianale, simbolo della festività che qui viene trattato con una lenta lievitazione naturale e materie prime d’eccellenza. La collezione 2026 si declina in quattro varianti che spaziano dal classico allo sperimentale.
Oltre alla Colomba Classica, caratterizzata da un impasto soffice al burro, arancia candita e glassa di mandorle, e alla variante al Cioccolato per i palati più golosi, spicca la Colomba Anacaprese. Questa creazione rappresenta la “firma” di Malìa: un omaggio all’isola di Capri che unisce la freschezza del limone candito alla dolcezza del cioccolato bianco, completata dalla croccantezza delle mandorle a filetti.
La vera novità di quest’anno è però la Colomba Salata. Ispirandosi alla tradizione contadina campana, Malìa propone un impasto arricchito con fave fresche, pecorino stagionato e pancetta tesa. Un azzardo calcolato che trasforma un’icona dolce in un raffinato antipasto festivo, celebrando il rito antico dell’abbinamento fave e pecorino.
Alta cioccolateria e uova gourmet
Non esiste Pasqua senza il rito dell’uovo, e Malìa Milano interpreta questo classico con cinque diverse declinazioni di cioccolato selezionato, tutte rifinite rigorosamente a mano:
Fondente e Latte: Le basi classiche, dove la purezza del cacao o l’avvolgenza del latte intero dominano la degustazione.
Versioni con Frutta Secca: Gusci arricchiti esternamente da una pioggia di pistacchi interi tostati o nocciole croccanti, per un’esperienza materica e intensa.
L’innovazione al Caramello: Un uovo fondente che nasconde un cuore di caramello salato, giocando sul contrasto dolce-sapido che tanto piace alla critica gastronomica contemporanea.
I grandi classici della tavola partenopea
Se il dolce incanta, è nella sezione gastronomica che Malìa sprigiona la sua anima più profonda. La tavola pasquale napoletana viene ricostruita attraverso ricette di famiglia che non ammettono compromessi. La Pastiera Napoletana rimane la regina incontrastata: grano cotto nel latte, ricotta fresca e aromi di fiori d’arancio racchiusi in una frolla friabile.
Accanto ad essa, i lievitati salati raccontano la storia di una terra: il Casatiello, ricco di strutto, pepe, salumi e formaggi, con le iconiche uova sode incastonate in superficie; la Pizza di Scarole, con il suo ripieno agrodolce di olive di Gaeta, capperi, uvetta e pinoli; e infine la Pizza di Salsiccia e Friarielli, il “matrimonio” culinario più celebre del capoluogo campano.
La visione dello Chef Francesco Romano
Dietro ogni preparazione c’è la filosofia di Francesco Romano, che vede nella cucina un ponte tra memoria e presente.
«La Pasqua per me è sempre stata il momento dell’anno in cui la pasticceria smette di essere solo tecnica e diventa emozione pura», spiega lo Chef. «La pastiera di mia nonna, il profumo dei fiori d’arancio che invadeva la casa, sono immagini che porto con me ogni volta che lavoro un impasto. Portare questi piatti a Milano significa assumersi la responsabilità di non tradire chi li conosce e di emozionare chi li scopre per la prima volta. Malìa non è nostalgia: è la prova che certi sapori non invecchiano mai».
Questa dedizione si traduce nell’utilizzo di materie prime identiche a quelle della tradizione, rispettando tempi di posa e dosaggi storici, per offrire ai milanesi un’esperienza che va oltre il semplice consumo alimentare, diventando un atto di cultura gastronomica.


