Il brand fondato da Davide Solari e Lorenzo Renzi raddoppia le sedi tra mare e montagna, portando la mixology d’autore e la cucina capitolina nei mercati internazionali.

Un’amicizia trentennale alla base del successo imprenditoriale

Ci sono storie di impresa che nascono da un’amicizia lunga trenta anni, da una intuizione condivisa e da quella ambizione tutta italiana di raccontare l’eccellenza attraverso il linguaggio del gusto, della bellezza e dell’ospitalità autentica. È così che prende forma Il Marchese, il progetto imprenditoriale di Davide Solari e Lorenzo Renzi, amici fin dai banchi di scuola e custodi di una visione comune che affonda le sue radici nella tradizione romana, portandola nel mondo.

Non si tratta solo di ristorazione, ma di un concetto ibrido di osteria contemporanea che possiede la grazia luminosa e la convivialità colta di un salotto, unita alla cultura del bere bene. Un luogo dove passato e presente dialogano senza nostalgia, creando una forma di ospitalità inedita capace di parlare ai cittadini quanto ai viaggiatori, fondendo la memoria della tavola con la libertà della mixology.

L’evoluzione del brand: da Roma al fiordo di Poltu Quatu

Da quell’idea nata a Roma, è nato un modello imprenditoriale in costante espansione, che racconta l’eccellenza italiana più creativa e solida. Ogni apertura ha rappresentato una tappa strategica:

  • Roma: Culla del brand, aperta nel 2018 in un palazzo storico del Settecento in via di Ripetta, a pochi passi dall’Ara Pacis. Qui, in sette anni, Il Marchese ha triplicato i risultati.

  • Milano: Inaugurata nell’ottobre 2022 in via dei Bossi, in zona Scala, ha registrato un incremento del 30% in soli tre anni, confermando la forza del format in un mercato competitivo.

  • Poltu Quatu: Vetrina estiva del lifestyle italiano nella Costa Smeralda, il locale sardo offre una terrazza vista porto.

  • Courmayeur: Nuova frontiera dell’ospitalità alpina, attesa per la stagione invernale 2025-2026, con vista sul Monte Bianco.

L’espansione internazionale: Madrid e New York nel mirino

Con un fatturato in crescita e un’identità ormai consolidata, Il Marchese prosegue la sua traiettoria verso l’internazionalizzazione.

«Sicuramente la prossima apertura sarà fuori dall’Italia», spiegano Solari e Renzi, «probabilmente in una capitale europea come Madrid, e poi, perché no, anche oltreoceano. Ci piace pensare che Il Marchese possa diventare ambasciatore di un’Italia autentica e contemporanea, fatta di accoglienza, qualità e stile».

L’obiettivo a lungo termine è ambizioso: sbarcare a New York entro il 2030, portando il concept di cucina romana contemporanea e mixology d’autore in una delle metropoli più iconiche al mondo. Il brand vanta inoltre collaborazioni prestigiose, tra cui quella con il Club Dining di American Express, rivolta ai titolari di carte Platinum e Centurion.

Il concept: cucina romana e il primo amaro bar d’Europa

Il nome del brand si ispira al celebre film Il Marchese del Grillo, incarnando la duplice anima del locale: da un lato il buongustaio semplice e popolano (il “carbonaro”), dall’altro il nobile avvezzo al lusso. Questo dualismo si rispecchia negli interni sfarzosi, dove le portate vengono servite in modo conviviale direttamente nei padellini iconici.

La proposta culinaria di Daniele Roppo

A curare la linea di cucina totalmente romana è lo chef Daniele Roppo, ora executive chef di tutti i locali. Il menu si basa sui piatti della tradizione romana, resi contemporanei e più leggeri grazie a moderne tecniche di cottura. Tra i cavalli di battaglia:

  • Crocchette di bollito con salsa verde.

  • Carbonara, Amatriciana e Cacio e Pepe servite nei padellini.

  • Il risotto “Roma-Milano” (risotto alla milanese con coda vaccinara), piatto simbolo dell’unione tra le sedi del brand.

  • Specialità locali adattate, come lo Spaghettone alle vongole a Poltu Quatu o piatti montani a Courmayeur, tra cui la Valdostana in carrozza.

Mixology e l’Amaro Bar

L’altra anima del locale è il Cocktail e Amaro Bar a firma del bar manager Fabrizio Valeriani. Il Marchese ospita il primo amaro bar d’Europa, che contava già dal suo esordio circa 500 diverse etichette. La drink list, che cambia stagionalmente, è focalizzata sui twist on classic e su una vasta selezione di Americani. Anche qui la creatività si adatta al territorio, con cocktail studiati ad hoc per ogni sede, come il “Roma-Milano” o il “Koro Fizz” in Sardegna.