Erste+Neue, quando la sostenibilità fa parte del dna della cantina: un approccio autentico, quotidiano e profondamente radicato nel territorio altoatesino.

La storica cooperativa di Caldaro – oggi parte di Cantina Kaltern – racconta attraverso il lavoro dei suoi soci come la sostenibilità non sia una semplice tendenza, ma un pilastro identitario che guida ogni scelta produttiva, dalla gestione del vigneto ai vini della linea premium Puntay, oggi completamente certificata biologica.

Un modello cooperativo che valorizza territorio e comunità

Fondata oltre 120 anni fa e oggi forte dell’unione con Cantina Kaltern, Erste+Neue rappresenta un punto di riferimento per la viticoltura in Alto Adige con i suoi 520 viticoltori e 430 ettari di vigneti.

Qui la sostenibilità si esprime come responsabilità condivisa: prendersi cura della terra, mantenere la biodiversità e collaborare tra piccoli produttori sono elementi centrali in un territorio che vive di equilibrio e tradizione.

“Per noi la sostenibilità è un approccio interiore, non una moda” racconta Thomas Scarizuola, Kellermeister della cantina. Ed è proprio da questo spirito che nasce la linea Puntay Bio, simbolo della qualità e dell’impegno ambientale dei soci.

Cinque storie, un’unica filosofia sostenibile

Ogni socio di Erste+Neue custodisce un pezzo di territorio e un modo personale di interpretare il proprio rapporto con la vigna. Le storie dei viticoltori mostrano come la visione sostenibile sia diventata parte integrante del loro dna.

Markus Morandell: il pioniere del biologico

Classe 1956, tra i primi in Alto Adige a credere nell’agricoltura biologica, Morandell coltiva 1,2 ettari con Pinot Bianco, Chardonnay e Merlot.
Dal 1992 lavora senza compromessi:

  • gestione del suolo sostenibile

  • rinuncia a fitofarmaci aggressivi

  • collaborazione costante con gli altri soci

“Serve spirito di comunità, non individualismo” afferma, sottolineando come il biologico sia un percorso impegnativo ma ricco di soddisfazioni.

Markus Riffesser: biodiversità come valore assoluto

Nel suo ettaro e mezzo coltiva Gewürztraminer, Pinot Grigio, Sauvignon Blanc e Souvignier Gris, rigorosamente biologici. Riffesser ha scelto di eliminare del tutto erbicidi e insetticidi: “L’obiettivo è proteggere l’ecosistema che ci ospita. La biodiversità è un capitale che va preservato ogni giorno”.

Reinhard Peterlin: l’equilibrio naturale del vigneto

Con 7 ettari gestiti insieme al padre, Peterlin crede nel vigneto come organismo vivente.
La presenza di piante spontanee, insetti e microfauna crea un habitat che protegge naturalmente la vite e valorizza la qualità dell’uva. “Un ambiente ricco è fondamentale per ottenere vini “identitari”, spiega.

Hannes e Julia Stampfer: due generazioni, un’unica visione

Nei loro 5 ettari tra Gries e Cornaiano coltivano Lagrein, Pinot Bianco e Souvignier Gris.
“La cura quotidiana è indispensabile” spiega Julia, mentre Hannes sottolinea i benefici del biologico: acini più piccoli, rese inferiori ma qualità superiore.
Per loro, la frammentazione dei vigneti in Alto Adige non è una difficoltà: “Ogni parcella è un giardino da custodire”.

Roland Dissertori: tradizione e visione contemporanea

Rappresentante della nuova generazione, coltiva 5,5 ettari tra Caldaro e Termeno.
Produce Pinot Bianco, Pinot Nero, Sauvignon, Riesling, Cabernet e Souvignier Gris, tutti bio certificati da oltre vent’anni.
“Chi lavora in biologico deve ascoltare la vigna ogni giorno” afferma. “L’Alto Adige è un mosaico prezioso che va difeso”.

Prodotto, territorio, qualità: la filosofia Erste+Neue

Per Erste+Neue, il valore del vino nasce prima di tutto dalla vigna. La sostenibilità diventa così un metodo di lavoro che garantisce:

  • uve più sane e ricche di espressione territoriale,

  • minore impatto ambientale,

  • vini che raccontano il paesaggio alpino,

  • una comunità viticola che cresce insieme.

La linea Puntay Bio rappresenta l’essenza di questa visione: vini eleganti, identitari, nati dal rispetto della terra e dal lavoro attento dei soci.

Una cantina che guarda al futuro

Dopo oltre 120 anni, Erste+Neue continua a essere un pilastro della viticoltura altoatesina grazie a un approccio autentico, condiviso e profondamente legato al territorio.
Un modo di produrre vino che unisce passato, presente e futuro, mantenendo la sostenibilità al centro del proprio dna.