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Cucina e geografia, i migliori piatti tipici

Una delle attività imprescindibili in occasione di un viaggio all’estero è, per chiunque, sperimentare la cucina locale e i suoi piatti tipici.

Qualsiasi blog di viaggi che si rispetti ha una sua sezione con consigli su cosa assaggiare e dove assaggiarlo, così come spesso sono gli stessi ristoratori a proporre menù turistici o di degustazione, volti esattamente a intercettare i desiderata di chi è in viaggio.

Se si aggiunge che molte volte dietro un piatto c’è anche una storia affascinante, come nel caso della pizza Margherita e delle mille leggende che ne sono nate intorno, si comprende come i piatti regionali siano una delle attrazioni principali dei viaggi e non solo: in rete sono facilmente reperibili elenchi e ricette con i migliori piatti tipici, in modo da poter provare a prepararli anche in casa.

Uno dei piatti tipici più diffusamente amati è il kebab, o kebap a seconda della provenienza. Nonostante sia diffuso in tutto il mondo le radici della pietanza si trovano in Medio Oriente, dove in persiano il termine kebab indica la carne arrostita. Le stesse origini sono spesso ricondotte alla necessità di cuocere carne di piccoli tagli, data la scarsa disponibilità di combustibile in quelle zone.

Dalla Turchia è arrivato in Germania grazie alla forte migrazione, e da lì si è trasformato in uno dei capisaldi dello street food. La sua versione più diffusa, denominata döner kebab, fa riferimento al movimento rotatorio della cottura in verticale.

I piccoli tagli di carne infatti sono cotti su uno spiedo verticale, facendo sì che grasso e salse colino per la lunghezza dello spiedo insaporendo la carne che, una volta tolta, viene servita in genere su un panino accompagnata da ulteriori salse e verdure. Difficile dedicarsi a una cottura tanto specifica in casa, certo, ma cuocerlo in padella secondo una delle tante altre versioni esistenti è un’alternativa altrettanto valida.

Decisamente molto più semplice da replicare in casa, ma non per questo meno affascinante, è il piatto simbolo della cucina valenzana, e per estensione uno dei piatti tipici di quella spagnola: la paella. Il nome, in questo caso, non ha nulla a che fare con il cibo: la paella infatti è il tradizionale tegame nel quale il piatto viene preparato, cosa che ha fatto sì che la pietanza ne ereditasse il nome. Ne esiste la versione di terra e di mare, con il tipico riso con zafferano che si accompagna a carne e verdure, nel primo caso, e a molluschi, crostacei e brodo di pesce nel secondo: diverse ricette per diverse occasioni, anche semplicemente casalinghe.

Da oltre Atlantico, invece, proviene il chili, altra pietanza che ha ormai travalicato i confini delle sue origini, i territori al confine tra Messico e Stati Uniti: si tratta di un piatto tipico della tradizione, protagonista anche di serate di giochi con amici e di sicuro effetto quando preparato nella giusta maniera soprattutto nella predisposizione dei fagioli.

Se le origini sono piuttosto dibattute, con continue appropriazioni culturali ora da una ora dall’altra parte del confine, quel che è certo è che si tratta di uno stufato di carni rosse con fagioli neri o rossi e pomodoro, non a caso alimenti originari delle Americhe, e particolarmente speziato.

Origini africane invece per il couscous, tradizionalmente associato alle regioni mediterranee del Maghreb ma da alcuni ricondotto alle zone subsahariane. Si tratta di un piatto preparato con la semola di grano duro, cotta al vapore di un brodo composto da verdure e carne non suina, non difficile da replicare in casa anche grazie alle confezioni di couscous precotto. Le influenze africane nei paesi mediterranei hanno fatto sì che l’alimento sia diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo: dalla Francia, dove è uno degli alimenti più apprezzati, alla Palestina, dove se ne prepara una versione nota come maftul, fino ad arrivare all’Italia meridionale, che presenta numerosi piatti nati proprio dall’incontro fra i gusti locali e le tradizioni berbere. Uno dei piatti tipici della tradizione siciliana è il cuscus trapanese, o cuscusu nel dialetto della zona: la semola in questo caso si accompagna a condimenti di pesce, in maniera non dissimile dalla fregola sarda.

E proprio in Sardegna esiste un’altra versione del couscous, il cascà della tradizione sulcitana. Importato nelle zone di Carloforte e di Calasetta dai superstiti di una colonia genovese sulle coste della Tunisia, è caratterizzato dal condimento che prevede solo verdure come melanzane, cavolo e ceci.

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