Effervescenze, un libro per raccontare storie e interpreti di vini

Massimo Zanichelli ha presentato da Vinodromo, enoteca con mescita e piccola cucina di Milano, la sua nuova espressione letteraria Effervescenze. Storie e interpreti di vini vivi, edito da Bietti.

Il volume, in edizione cartacea, reperibile nelle librerie e on line da feltrinelli.it, ibs.it tratta in questo libro d’importanti vini frizzanti, spontaneamente rifermentati in bottiglia di tre zone ben definite, da qualche tempo al centro di un rinnovato interesse. Dal Prosecco trevigiano alla Bonarda d’Oltrepò, passando per il mondo del Lambrusco emiliano, Effervescenze è un viaggio nel mondo delle bollicine rurali prodotte con la fermentazione in bottiglia. In un on the road tra cantine e vigneti, Massimo Zanichelli raccoglie le testimonianze dei principali interpreti di queste bottiglie ancestrali, raccontandone le storie e descrivendone i vini.

Effervescenze che si fanno portavoce di colori, profumi e sapori di un’antica tradizione, chiamata in molti modi ma con una sola anima: l’artigianalità.
A dispetto della critica più snob, questi frizzanti trovano oggi riscatto e successo grazie a un’indiscutibile qualità, ribadendo il loro nobile legame col territorio: sono vini vivi, espressione di un’enologia genuina ed emozionante.

“Non è una guida – afferma l’autore – è il racconto di un viaggio che trascrivo, di storie di luoghi, persone e vini”.

La presentazione è stata accompagnata innanzi tutto da un “Su Alto” ottenuto da uve Glera dall’azienda Antica Quercia di Conegliano. Realtà biologica da 10 anni, effettua per una prima fermentazione in vasca d’acciaio con lieviti indigeni per 8 mesi, poi rifermenta in bottiglia, per la seconda fermentazione, per quasi un anno utilizzando il materiale di una pre-vendemmia per un “pied de cuve” (starter delle fermentazione dei vini spumanti) dedicato. Vino frizzante piacevole ha al tempo stesso un certo spessore. Il secondo assaggio “Sasso nero” 2015 di Romagnoli, della Val di Nure dove l’uva cresce su terreni ferrosi e il nome del vino è ispirato ai sassi del fiume, è un Ortrugo, vino tipico del piacentino. Alla vista ha una carbonica più importante del precedente, note agrumate e minerali, all’assaggio ci sono note balsamiche a chiudere. Il terzo calice è un “Despina” di Quarticello, da uve Malvasia di Candia del 2015. Il vitigno conferisce, nella sua aromaticità, note agrumate, poi zenzero, senza note amare. Una beva davvero piacevole chiude i tre assaggi di bianchi frizzanti.Il quarto assaggio, prova di botte del 2016, è “Da cima a fondo” di Andrea Picchioni, una Bonarda da Croatina al 60%, Uva rara 20% e Vespolina 20%, un rosso davvero ottimo. Proposta in bottiglia bordolese con tappo raso, vuole essere un omaggio a Lino Maga e al suo Barbacarlo, ottenuto con lo stesso uvaggio, e rappresenta un’idea della Bonarda nel rispetto del consumatore.

Segue un “Pozzoferrato” di Cantine Storchi, un Lambrusco reggiano ottenuto da uve Salamino, Maestri e Ancelotta, con una lieve percentuale di Malbo gentile nell’uvaggio. Vino profumato al naso, ha un assaggio pieno, corposo e fresco al tempo stesso. Ha chiuso la degustazione “Saio Rosso” della Cantina di Castelvetro, un lambrusco composto da uve Sorbara, Salamino e Grasparossa del 2012, molto piacevole nell’assaggio.

I vini di cui abbiamo raccontato la degustazione, recensiti nel libro Effervescenze, rappresentano vini interessanti, sfaccettati che trovano nel tempo grazie a ossidazioni estremamente lente, lo spessore di un’antica tradizione.

 

di Giovanna Moldenhauer

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By | 2017-08-21T08:14:46+02:00 Agosto 2017|News, Slide|