Il pomodoro Cannellino Flegreo un prodotto antico di eccellenza

 

Pizzaioli e Chef uniti per il Cannellino

Lo scorso martedì 23, presso il sito archeologico di Cuma, a pochi chilometri da Pozzuoli, l’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo ha iniziato la seconda stagione dedicata alla raccolta dell’antico pomodoro che rischiava di andar perduto.

A testimonianza della grande volontà di fare rete e puntare allo sviluppo e valorizzazione del territorio in senso ampio, si è tenuto un incontro con gli addetti del settore presso la Città Bassa del sito archeologico di Cuma, dove sono numerosi i campi piantati a pomodoro.
Prima di dare la parola agli esperti del Cannellino, Fabio Pagano, neo Direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei – Parco archeologico di Cuma ha fatto gli onori di casa.

Il Cannellino Flegreo protagonista

‹‹Il parco accoglie con grande interesse l’attività di promozione dell’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo, che tra l’altro, valorizza un prodotto tipico coltivato anche all’interno del Parco Archeologico di Cuma. Dopo un passato imbarazzante si può guardare al futuro del sito il quale deve essere un fattore di crescita del territorio. L’archeologia fa il suo a noi il compito di preservare l’antico, anche se qualche filare di pomodori verrà sacrificato».

Vi sono una serie di tabelloni nel sito archeologico di Cuma, posti dalla Soprintendenza, che mostrano le ricostruzioni degli edifici del luogo. I templi avevano tetti di legno ed erano completamente dipinti come le case, le terme e le statue, che avevano anche inserti in oro e avorio.
Sono 4 le università che stanno eseguendo gli scavi: l’Università degli Studi della Campania, la Federico II, l’Orientale e l’istituto di ricerca francese Centre Jean Bérard. Purtroppo l’anfiteatro è chiuso e gli scavi affidati alla Federico II sono fermi.
Il Tempio di Giove, con porta italica del Terzo Secolo a. C. è stato sottoposto a rifacimento in epoca repubblicana ed è fra i più imponenti edifici dedicati al culto del tempo. La cella custodiva una grande statua di Giove che ora è al MANN.
Il 21 settembre verrà riaperta la visita alla necropoli. Alcuni documenti storici fanno risalire la fondazione di Cuma, il cui significato è onda, al 720 a.C. e potremmo dire che da qui ha avuto inizio la storia di Napoli in quanto i coloni greci dopo essere sbarcati nell’isola Pitecusa, antico nome di Ischia, si sono poi trasferiti a Cuma.

Sono 8 gli agricoltori che coltivano il pomodoro Cannellino fin dall’Ottocento tramandando le tecniche di lavorazione di generazione in generazione.
La Regione Campania ha tra i prodotti tradizionali riconosciuto tale varietà che richiede una lavorazione particolarmente complessa. Non si tratta di un ibrido come il pomodoro di San Marzano e ogni anno i semi vanno lavati. La coltivazione prevede che i filari vengano impalcati con spago in juta o canapa e canne di bambù.
La tecnica di lavorazione è interamente manuale come manuale è il montaggio/smontaggio delle impalcature in bambù che sorreggono i filari, con costi notevoli.
Altra tecnica rigorosamente da fare a mano è la sfemminellatura, cioè la potatura del pomodoro che serve a ridare vigorosità alla pianta durante la crescita e la produzione dei frutti, in modo che il vigore e le sostanze nutritive non vengano sottratte al regolare accrescimento dei vegetali ed alla fruttificazione.

Il pomodoro ha un PH particolare che può variare da 4,1 a 4,3 anche se proveniente da terreni a distanza di 200 metri l’uno dall’atro. Ciò dipende da concimazioni diverse. In futuro occorrerà standardizzare le coltivazioni per avere un’uniformità di prodotto. Al momento il seme non è custodito – se non quello presso il CNR – e dovrebbe essere la Regione a far creare dei campi che permettano ai produttori di custodire i semi.

Lo scorso anno nei Campi Flegrei sono stati coltivati 10 ettari di pomodoro Cannellino, grazie ai riscontri positivi ricevuti sia con il fresco che con il trasformato, per il secondo anno, gli agricoltori hanno scelto di destinare più ettari a questa coltura, si è passato da 10 a 15 ettari su 65 ettari di terreni totali coltivati dalle aziende.
La produzione si attestava sulle 55-60 tonnellate e quest’anno sarà maggiore. Giovanni Tammaro presidente della Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo ha precisato: ‹‹la coltura del pomodoro Cannellino flegreo si attiene a regole precise per ottenere standard di alta qualità e la promozione di tale coltivazione cammina di pari passo alla promozione e valorizzazione del territorio. P
ertanto ci stiamo impegnando a collaborare con le istituzioni dei comuni flegrei affinché insieme si possano recuperare terreni abbandonati contribuendo così a dare impulso alla economia flegrea e tramandare la nostre competenze e tradizioni in materia, come da statuto associativo››.
Ha così concluso Tammaro: «si intende aumentare il quantitativo da destinare alla conserva per far fronte alle richieste di ristoratori e pizzaioli che hanno già scelto di inserire questo prodotto flegreo in menu e per aprirsi a nuovi mercati anche fuori dai confini locali››.

All’incontro è poi intervenuto l’Assessore all’Urbanistica di Pozzuoli Roberto Gerundo, che ha parlato dei progetti di promozione territoriale che la municipalità si appresta ad avviare e le sinergie per il recupero di terreni abbandonati ma coltivabili.


«Negli anni Cinquanta vi sono state in queste zone situazioni che hanno aggredito il territorio. Nel quartiere di Monteruscello vi sono tanti viali alberati, ma non è stato completato quanto previsto.
Si dovevano creare grandi strutture, cosa che non è avvenuta. Abbiamo pensato di dare in gestione 50 ettari di proprietà del Comune a una grande azienda pubblica fatta di giovani da formare. Il progetto, finanziato con 5 milioni di fondi europei, è previsto che termini entro il 2020», ha concluso l’Assessore Gerundo.

Ma che cosa mettiamo dentro al barattolo di pomodoro?
Risponde il tecnocrate alimentare Salvatore Gragnaniello: «lo scorso anno ho iniziato a studiare il Cannellino, un pomodoro che ha un tasso elevato di zuccheri e un PH elevato. Abbiamo suggerito tecniche di coltivazione naturali agli agricoltori sulla scorte delle esperienze fatte lo scorso anno».

All’incontro sono intervenuti i pizzaioli Federico Guardascione ‘de Il colmo del pizzaiolo’ e Francesco Cristiano dell’‘Antica pizzeria da Gennaro a Bagnoli’ affiancati da tanti chef che hanno presentato il pomodoro dall’antipasto al dolce come: lo stellato flegreo Angelo Carannante di ‘Caracol’; Agostino Malapena di ‘Costanzo’; Antonio Sorrentino e Enzo De Angelis executive chef di ‘Rosso Pomodoro’; Bruno Esposito di ‘Da Fefè’; Luigi Colandrea dell’‘Agriturismo Don Salvatore’; Marco Malaspina di ‘Akademia’; Michele Grande de ‘La Bifora’ e Gianluca Ranieri della pasticceria Ranieri che ha un negozio a Napoli in via Cilea ed un altro a Pozzuoli.
In abbinamento agli assaggi il Piedirosso e la Falanghina dei Campi Flegrei di ‘Agriflegrea’; il ‘Bloody Cannellino’ del bar-manager Gennaro Ranieri di Akademia e infine le birre artigianali ‘Kýmē’ anche in versione fruttata al mandarino, alla mela annurca e alla percoca puteolana, frutti rigorosamente coltivati nei frutteti e agrumeti attigui all’Acropoli di Cuma.

Si tratta dunque di un’agricoltura eroica – come ha sottolineato uno dei relatori – dovendo rispettare le istruzioni della Soprintendenza e gli alti costi di produzione.
Tutela del territorio e tutela della produzione al servizio dell’agricoltura. Bisogna comunicare quello che si fa, il solo fatto che 8 produttori si sono messi insieme per far conoscere il prodotto è già un primo passo importante.


Il sapore del pomodoro Cannellino è un equilibrio tra dolcezza, acidità e sapidità e per questo è l’ideale per essere utilizzato, fresco o in conserva, nelle varie ricette della nostra cucina mediterranea, sia per primi piatti e le zuppe, nonché per la pizza e per … i dolci, provare per credere !

Harry di Prisco

 

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By | 2019-10-21T07:41:59+00:00 Luglio 2019|Eventi|