Valle di Cembra, grandi bianchi di montagna

La Valle di Cembra con i suoi 750 ettari vitati rappresenta il 2% della superficie vitata nazionale. Il territorio ha vigneti per lo più terrazzati da 350 metri sino a 850 di altitudine e temperature che potremmo definire fredde ma non troppo.Valle di Cembra, grandi bianchi di montagna

I cambiamenti climatici hanno portato a variazioni ampelografiche nei vigneti dove le uve rosse di Schiava e Pinot nero sono sostituite, soprattutto per la prima varietà, da uve bianche. Si trovano impianti di Chardonnay, Muller Thurgau, Kerner, Gewürztraminer e Riesling. Il sistema di allevamento è spesso a pergola trentina sui pendii scoscesi della Valle.
Una degustazione ha proposto cinque realtà, più o meno note, che hanno espresso molto bene la mineralità e sapidità date dall’altezza dei vigneti e dal contesto pedoclimatico del territorio.

Valle di Cembra, grandi bianchi di montagna

Il primo vino da Pinot Bianco Cór 2016 di Corvée, rimasto in affinamento sulle lisi per 7 mesi prima dell’imbottigliamento, aveva un naso delicatamente floreale, con frutta a polpa bianca. L’assaggio aveva un’esuberante freschezza e sapidità, una buona lunghezza.
Il secondo vino un Müller Thurgau Pietramontis 2016 di Villa Corniole, vinificato in acciaio, aveva profumi intensi, con sentori di erbe aromatiche, sambuco, frutta tropicale e agrumi. Sapido, minerale, con piacevole acidità, tipiche caratteristiche dei vini di montagna era persistente in bocca.
Seguiva un Kerner Vigneti delle Dolomiti 2016 di Zanotelli. Le caratteristiche del vitigno, semi aromatico, sono enfatizzate da rese basse in vigna. La degustazione olfattiva evidenziava sentori di frutta bianca esotica e agrumi, con un finale floreale di gelsomino e fiori bianchi che suggerivano qualche assonanza con una gewürztraminer. In bocca aveva un buon equilibrio tra freschezza e sapidità, con un assaggio di personalità.
Un Riesling 2014 di Pelz, era il primo non dell’annata 2016. I profumi univano note floreali e speziate a note vegetali e minerali ancora in evoluzione.
 Fresco e deciso al palato, piacevolmente acido e leggero di struttura, ricordava alcuni riesling tedeschi.
Chiudeva la degustazione Opera TrentoDOC Nature 2011. Ottenuto da solo Chardonnay aveva un colore paglierino brillante, profumi complessi con sentori fruttati, tipici del vitigno, che ricordano l’albicocca,
 la mela golden e la nocciola leggermente tostata. Poi un soffio floreale, un delicato profumo di lievito e una leggera speziatura.
 Il retrogusto molto persistente aveva note fruttate, leggermente aromatiche, accompagnate da sentori di nocciola e mandorla
 dolce, avvolti da un’ottima acidità
 che pulisce il palato.

di Giovanna Moldenhauer

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By | 2018-01-25T10:12:49+00:00 Gennaio 2018|I luoghi del bere|